«Sono 30 anni che faccio l'infettivologo e non ho mai visto un caso di difterite». Con queste parole Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive dell'ospedale San Martino di Genova, ha acceso i riflettori su una patologia che in Italia sembrava ormai scomparsa ma che continua a rappresentare una minaccia concreta, soprattutto in alcune aree del mondo. La difficoltà principale, spiega l'esperto, non è tanto nella cura quanto nella capacità di riconoscere tempestivamente la malattia, un compito che mette in crisi molti medici abituati a non confrontarsi mai con questo tipo di infezione.
La difterite è una malattia infettiva batterica causata dal Corynebacterium diphtheriae, un batterio che produce una tossina responsabile dei sintomi più gravi. La forma più comune è quella faringea, che si manifesta con mal di gola, febbre e la comparsa di una caratteristica pseudomembrana grigiastra sulle tonsille e sulla gola. Questa membrana può ostruire le vie respiratorie e portare a complicanze anche letali. Esiste inoltre una forma cutanea, che si presenta con ulcere croniche difficili da guarire, e forme tossiche che possono colpire il cuore e il sistema nervoso, con danni potenzialmente permanenti.
Il problema principale, secondo Bassetti, è che la difterite è diventata una malattia talmente rara nei paesi occidentali che molti medici non l'hanno mai vista né durante gli studi né nella pratica clinica. «È difficile da riconoscere perché non la si incontra mai», ha spiegato l'infettivologo, sottolineando come la mancanza di familiarità con i sintomi possa portare a diagnosi tardive o errate, con conseguenze potenzialmente gravi per i pazienti. La diagnosi tempestiva è fondamentale perché l'antitossina difterica, il trattamento specifico, è tanto più efficace quanto prima viene somministrata.
Le aree a rischio contagio sono principalmente quelle dove la copertura vaccinale è bassa o dove la malattia è ancora endemica. Si tratta in particolare di alcune regioni dell'Asia, dell'Africa e dell'America Latina, ma anche di paesi dell'Est Europa dove negli ultimi anni si sono registrati focolai epidemici. Il rischio per l'Italia arriva soprattutto dai viaggiatori internazionali e dai flussi migratori: chi si reca in queste aree senza essere vaccinato può contrarre l'infezione e portarla nel nostro paese, dove la circolazione del batterio è ormai minima grazie alla vaccinazione di massa.
La vaccinazione resta infatti l'arma principale di prevenzione. In Italia la difterite è inclusa nel calendario vaccinale obbligatorio fin dal 1939, e la copertura della popolazione è storicamente molto alta. Il vaccino esavalente, somministrato ai bambini nel primo anno di vita, protegge anche da difterite, tetano, pertosse, polio, epatite B e Haemophilus influenzae di tipo B. I richiami sono previsti in età adolescenziale e poi ogni dieci anni in età adulta, in combinazione con il tetano. Tuttavia, la recente crescita dei movimenti anti-vax e il calo delle coperture in alcune fasce della popolazione hanno riacceso le preoccupazioni degli specialisti.
Bassetti ha ricordato che la difterite non è una malattia da sottovalutare: prima dell'introduzione del vaccino, era una delle principali cause di morte infantile nel mondo. La tossina difterica può causare miocardite, neuropatie e insufficienza renale, complicanze che possono manifestarsi anche a distanza di settimane dall'infezione iniziale. Il tasso di letalità, nelle forme non trattate, può arrivare al 20-30 per cento, mentre scende drasticamente con una terapia tempestiva a base di antitossina e antibiotici.
Il messaggio che arriva dagli infettivologi è quindi duplice: da un lato, la necessità di mantenere alta l'attenzione diagnostica, soprattutto nei pazienti con sintomi compatibili e una storia di viaggi recenti in aree a rischio; dall'altro, l'importanza di non abbassare la guardia sulle vaccinazioni, che restano lo strumento più efficace per tenere sotto controllo una malattia che potrebbe facilmente ripresentarsi. La comunità medica italiana, pur non registrando al momento casi autoctoni, segue con attenzione l'evoluzione della situazione internazionale, consapevole che in un mondo globalizzato nessuna malattia è davvero lontana.