Gli agenti della squadra mobile di Campobasso, insieme agli uomini del Servizio centrale operativo della polizia di Stato, hanno eseguito una perquisizione nello studio di commercialista di Gianni Di Vita, marito e padre delle due donne morte dopo aver ingerito ricina. L'ufficio si trova di fronte all'abitazione della famiglia, a Pietracatella, in provincia di Campobasso.
L'ipotesi al centro dell'inchiesta è che la sostanza tossica possa essere stata veicolata attraverso alimenti o oggetti presenti in casa. Gli inquirenti stanno verificando se su cibi e suppellettili domestici siano rimaste tracce di ricina, il veleno che ha ucciso Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita. La perquisizione nello studio del commercialista rappresenta un passaggio ulteriore di un'indagine che, secondo quanto trapelato, sarebbe vicina a una svolta.
Al momento, nel fascicolo per duplice omicidio aperto dalla procura di Larino, non risultano essere iscritti indagati. La procura procede quindi senza ipotesi di reato a carico di persone specifiche, mentre gli accertamenti tecnici e le acquisizioni documentali proseguono. La perquisizione non equivale a un'accusa: si tratta di un atto finalizzato a raccogliere elementi utili alla ricostruzione dei fatti.
La vicenda ha avuto origine dalla morte di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara Di Vita, decedute dopo aver assunto la ricina. La ricina è una tossina di origine vegetale, ricavata dai semi della pianta di ricino, particolarmente pericolosa se ingerita o inalata. Proprio la sua presenza in ambiente domestico ha indirizzato gli investigatori verso l'ipotesi di un avvelenamento legato alla sfera familiare.
L'attenzione degli inquirenti si concentra ora sulla catena di eventi che ha portato alla contaminazione. La perquisizione nello studio di Gianni Di Vita, situato di fronte all'abitazione della famiglia, mira ad acquisire elementi che possano chiarire modalità e tempi dell'avvelenamento. Gli agenti hanno operato con l'obiettivo di raccogliere documenti, supporti informatici e qualsiasi altro materiale ritenuto utile.
Il fascicolo della procura di Larino è aperto per duplice omicidio, ma al momento non ci sono iscritti nel registro degli indagati. Questa circostanza indica che l'inchiesta è ancora nella fase delle indagini preliminari e che gli elementi raccolti non hanno finora portato a contestazioni formali. Le perquisizioni e gli accertamenti tecnici rientrano in questa fase di raccolta probatoria.
La morte per ricina di madre e figlia ha suscitato ampia attenzione nel territorio di Campobasso e non solo. La dinamica dei fatti resta da chiarire in diversi passaggi, a partire dalle modalità con cui la sostanza sarebbe entrata in contatto con le vittime. Gli inquirenti stanno esaminando alimenti e oggetti trovati in casa per verificare la presenza di tracce del veleno.
La perquisizione nello studio del commercialista è l'ultimo atto di un'indagine che continua a raccogliere materiale. Le autorità non hanno fornito dettagli sui risultati dell'operazione, che si è svolta senza che siano state rese note misure cautelari. La procura di Larino coordina le indagini, mentre la polizia scientifica e gli specialisti del Servizio centrale operativo affiancano la squadra mobile di Campobasso.
Il quadro investigativo resta quindi in evoluzione. La presenza di tracce di ricina su alimenti e oggetti domestici, se confermata dagli esami di laboratorio, potrebbe fornire indicazioni decisive sulla modalità di somministrazione. Gli inquirenti mantengono un riserbo assoluto sugli esiti degli accertamenti, che richiedono tempi tecnici per l'analisi dei campioni prelevati.
La vicenda di Pietracatella si inserisce in un contesto di cronaca che ha coinvolto la comunità locale e le autorità investigative. La perquisizione nello studio di Gianni Di Vita non modifica lo stato formale dell'inchiesta, ma segnala che gli accertamenti proseguono su più fronti. La procura di Larino non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sull'esito dell'operazione.
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