Tim Curry, attore britannico noto in tutto il mondo per il Dr. Frank-N-Furter di «The Rocky Horror Picture Show» e per Pennywise nella miniserie televisiva «It» del 1990, è morto a 80 anni. La notizia è stata riportata mercoledì da TMZ e successivamente ripresa da People e da altri media statunitensi.
Curry lascia una carriera durata più di mezzo secolo e costruita su una qualità rara: la capacità di rendere memorabili personaggi molto diversi senza ridurli a una sola caratteristica. Poteva essere teatrale e provocatorio, inquietante, comico oppure semplicemente eccentrico, mantenendo sempre un controllo preciso della voce e del gesto.
La sua carriera professionale iniziò alla fine degli anni Sessanta. Nel 1968 partecipò alla produzione londinese di «Hair». Il ruolo decisivo arrivò nel 1973, quando interpretò per la prima volta il Dr. Frank-N-Furter nello spettacolo «The Rocky Horror Show». Due anni più tardi riprese il personaggio nell’adattamento cinematografico diretto da Jim Sharman.
«The Rocky Horror Picture Show» ebbe un percorso insolito. Non si impose subito come un successo tradizionale, ma trovò progressivamente il proprio pubblico nelle proiezioni di mezzanotte. Gli spettatori iniziarono a presentarsi in costume, a rispondere alle battute e a trasformare la visione in una performance collettiva. Il film diventò così uno dei titoli cult più longevi della cultura popolare e l’immagine di Curry in corsetto e calze a rete ne rimase il simbolo.
L’attore riuscì però a non restare prigioniero di quel personaggio. In «Annie» interpretò Rooster Hannigan, mentre in «Clue» fu il maggiordomo Wadsworth, ruolo centrale nella commedia gialla del 1985. Negli anni successivi apparve in film come «The Hunt for Red October», «Home Alone 2: Lost in New York», «Muppet Treasure Island» e «Scary Movie 2».
Nel 1990 arrivò un’altra interpretazione destinata a segnare l’immaginario collettivo. Nella miniserie televisiva «It», tratta dal romanzo di Stephen King, Curry vestì i panni del clown Pennywise. La sua interpretazione alternava tono amichevole e minaccia, trasformando un costume da clown relativamente semplice in una presenza capace di spaventare un’intera generazione di telespettatori.
Una parte importante della sua attività si svolse anche lontano dalla macchina da presa. Curry lavorò a lungo come doppiatore e vinse un Daytime Emmy per «Peter Pan and the Pirates». La sua voce entrò inoltre nel mondo dei videogiochi: interpretò il premier sovietico Anatoly Cherdenko in «Command & Conquer: Red Alert 3» e Arl Rendon Howe in «Dragon Age: Origins».
Il teatro rimase una componente essenziale del suo percorso. Curry ottenne tre candidature ai Tony Awards e due agli Olivier Awards, riconoscimenti che testimoniano un’attività scenica spesso meno ricordata dal grande pubblico rispetto ai ruoli cinematografici.
Nel 2012 fu colpito da un grave ictus che lo lasciò parzialmente paralizzato. Dovette imparare nuovamente a parlare e negli anni successivi ridusse le apparizioni pubbliche, continuando tuttavia alcuni lavori vocali e incontri con i fan. Nel 2025 pubblicò l’autobiografia «Vagabond», tornando sulla propria vita artistica e sul periodo successivo all’ictus.
Curry apparteneva a una generazione di interpreti formatasi tra palcoscenico, musica e cinema, prima che le carriere venissero spesso separate per mezzo e pubblico. Nel suo caso, quella versatilità è diventata una forma di continuità: chi non lo aveva conosciuto a teatro poteva incontrarlo in un horror televisivo, in una commedia hollywoodiana, in un cartone animato o in un videogioco.
È proprio questa capacità di attraversare pubblici differenti a spiegare la durata della sua popolarità. Frank-N-Furter continua a vivere nelle proiezioni partecipate di «Rocky Horror», Pennywise resta una figura storica dell’horror televisivo e la sua voce continua a riemergere nei giochi e nell’animazione. La morte chiude la carriera dell’attore, ma non la circolazione dei personaggi che ha reso suoi.
