Il progetto Argentina Lng sarà uno dei più grandi al mondo nel settore del gas naturale liquefatto, con 50 miliardi di dollari di investimenti e altri 25 miliardi di costi operativi distribuiti su 25 anni. Lo ha dichiarato l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, intervenendo a Parigi al panel di apertura dell'Argentina Week, dedicato al tema «Il progetto Argentina LNG: il più grande investimento nella storia del paese».
Accanto a Descalzi sono intervenuti l'amministratore delegato di YPF, Horacio Marín, e il ministro dell'Industria degli Emirati Arabi Uniti nonché amministratore delegato di XRG, Sultan A. Al Jaber. Il panel aveva l'obiettivo di presentare il progetto come un caso di successo: Argentina Lng metterà in produzione 12 milioni di tonnellate all'anno di Gnl dal bacino di Vaca Muerta, grazie alla costruzione di due impianti di liquefazione flottanti, gli Flng, una tecnologia in cui Eni vanta una leadership mondiale.
«Argentina Lng sarà uno dei più grandi progetti di Lng al mondo, con 50 miliardi di dollari di investimenti e altri 25 miliardi di dollari di costi operativi in 25 anni», ha detto Descalzi. «Questa cifra fa riferimento ai 12 milioni di tonnellate all'anno di Gnl che stiamo sviluppando noi ora, ma il bacino ha un potenziale che supera i 20 milioni di tonnellate».
Durante il panel, l'amministratore delegato di YPF ha annunciato che la decisione finale di investimento è prevista il 26 novembre a Buenos Aires. All'incontro ha fatto seguito l'intervento del presidente della Repubblica Argentina, Javier Milei.
Descalzi si è soffermato sulla tecnologia Flng e sul valore strategico dell'export. «Il segreto del successo del Flng è la tecnologia che abbiamo usato, e il fatto che abbiamo lavorato molto sull'insourcing delle competenze. Siamo riusciti a mettere un impianto di liquefazione su uno scafo e a dargli stabilità, e lo facciamo a costi competitivi», ha spiegato. «All'inizio il costo di questi impianti era di 2 miliardi per milioni di tonnellate di gas trattato, mentre ora competiamo con gli impianti onshore, a 7-800 milioni per milioni di tonnellate. Inoltre, questo tipo di impianto flottante è molto efficiente e può essere sviluppato in modo più rapido, senza le limitazioni che ci sono a terra».
Il gas prodotto sarà destinato all'export, un fattore importante nel momento che attraversa il mondo dell'energia. «Scegliendo di sviluppare il gas di Vaca Muerta con un Flng, YPF ha dimostrato in modo concreto agli investitori che questo progetto nasce per l'export: un impianto flottante è una scelta di sviluppo chiara e vincolante», ha sottolineato l'ad di Eni.
Sullo stato di avanzamento del progetto, Descalzi ha precisato: «Siamo a buon punto, stiamo finalizzando i contratti per la costruzione dei due Flng e stiamo finalizzando il financing del progetto. La data del 26 novembre annunciata da Marín per la FID è assolutamente probabile, stiamo lavorando molto, e molto bene, con YPF e XRG per raggiungere questo obiettivo». Subito dopo la decisione finale di investimento inizierà la costruzione dei due Flng, in vista del completamento del primo floater da 6 MTPA nel 2030 e del secondo nel 2031.
Per prendere la FID e finanziare il progetto bisogna aver finalizzato il grosso dei contratti di lungo termine per i 12 milioni di tonnellate annui e definito i compratori. «Non posso darne i nomi ma vi posso dire che Eni è tra questi», ha aggiunto Descalzi.
Interrogato su quale messaggio l'Argentina possa dare per rassicurare gli investitori, l'ad di Eni ha risposto: «Garantire che non si torna indietro. E per ArgLNG il fatto che YPF abbia scelto un impianto offshore significa che il progetto è per l'export e che su questo non si torna indietro».
Descalzi ha poi affrontato il tema del ruolo del gas nel mix energetico globale. «Alcuni anni fa si diceva che l'era del gas era finita, oggi sappiamo che non è così, perché i mix energetici non si compongono per sostituzione bensì per addizione», ha dichiarato. «In 20 anni il consumo di gas è raddoppiato, ma gli investimenti non sono cresciuti di pari passo, a causa di una narrativa contraria agli idrocarburi. In particolare, l'Europa ritiene di non avere bisogno di petrolio e gas: ma allora perché il prezzo del petrolio è così alto? E perché continuiamo a usare petrolio e gas per stabilizzare le rinnovabili?». Secondo l'ad di Eni, la disponibilità di gas per l'Europa è diminuita con le crisi degli ultimi anni, mentre il fabbisogno energetico è aumentato per la crescente domanda dei data center e dell'intelligenza artificiale. «Quando l'Europa dice che il gas servirà solo per un tempo limitato, mina la fiducia degli investitori», ha concluso.
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