Dopo circa trenta ore di trattativa al ministero delle Imprese e del Made in Italy, azienda e sindacati hanno raggiunto un'intesa sul piano industriale di Electrolux in Italia. L'accordo prevede investimenti per oltre 100 milioni di euro negli stabilimenti del gruppo e una riduzione significativa degli esuberi, che passano da 1.719 a un massimo di 902 uscite.
Il piano originario, annunciato dalla società, prevedeva 1.719 tagli di personale. La versione rivista fissa invece il tetto a 902 uscite, che dovranno essere esclusivamente volontarie e incentivate. Per chi lascerà l'azienda sono previsti strumenti di sostegno al reddito, e il ministero del Lavoro dovrà individuare gli ammortizzatori sociali più adeguati. Accanto a questi strumenti sono pianificati percorsi di formazione e riqualificazione professionale, pensati per facilitare il ricollocamento o il passaggio ad altre mansioni per i lavoratori che restano nel gruppo.
Sul fronte produttivo, l'obiettivo indicato dal piano è di arrivare a circa 3,2 milioni di unità all'anno entro la fine del piano. Lo stabilimento di Porcia, in provincia di Pordenone, vedrà un ampliamento della gamma di prodotti, con il consolidamento delle linee di lavatrici e lavasciuga. Per Susegana, in provincia di Treviso, Solaro, nel Milanese, e Forlì sono confermati investimenti e prospettive produttive. A Cerreto d'Esi, nell'Anconetano, dove lavorano 149 addetti, la produzione sarà mantenuta sui livelli medi recenti, in attesa di una soluzione per la reindustrializzazione del sito. Per questo sito, dunque, il nodo non è la produzione corrente ma il futuro dell'area una volta definita la soluzione industriale.
Il governo attribuisce il risultato anche alla pressione esercitata a livello europeo sul settore degli elettrodomestici. Un non paper, sostenuto da Francia, Germania, Polonia, Spagna e Slovacchia, ha chiesto a Bruxelles un piano per il comparto, con misure di protezione dalla concorrenza sleale e di sostegno agli investimenti. La disponibilità della Commissione europea ad accogliere queste proposte ha contribuito a riaprire il confronto con l'azienda, che si era fermata su una posizione più rigida. Il passaggio è rilevante perché l'intesa italiana si inserisce in un quadro che non dipende solo dalle scelte del gruppo, ma anche dalle politiche comunitarie sul settore.
Resta però aperto il punto decisivo: non è ancora chiaro se le misure di follow-up annunciate dalla Commissione europea si concretizzeranno, né con quali tempi. Per i lavoratori e per i territori coinvolti, l'accordo segna un passaggio importante, ma la sua tenuta nei prossimi mesi dipenderà dall'attuazione concreta degli investimenti, dalla selezione degli strumenti di sostegno al reddito e dagli sviluppi a livello europeo.
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