Lo stato sociale è sotto pressione e va ripensato, se non si vuole che i conti smettano di tornare. È la conclusione condivisa dai quattro premi Nobel per l'Economia riuniti domenica 25 ottobre a Torino, nella giornata conclusiva del Festival Internazionale dell'Economia. Con il direttore scientifico Tito Boeri, David Card, Joel Mokyr, James A. Robinson e Alvin Roth hanno tirato le fila di quattro giorni di incontri, lezioni e dialoghi dedicati al tema «Salvare lo stato sociale».

Il quadro emerso è netto. Il welfare state, definito una delle grandi conquiste del secolo scorso, è esposto a trasformazioni economiche, politiche e sociali che ne mettono in discussione perfino i valori fondanti: il benessere diffuso, la sicurezza sociale e la riduzione delle disuguaglianze. Un tema particolarmente sentito in Europa, dove lo stato sociale è parte centrale dell'identità comune.

Per David Card, premio Nobel nel 2021, il festival ha mostrato che il welfare non si riduce a una singola misura, come spesso accade nel dibattito statunitense. «Quando un americano sente parlare di welfare pensa spesso a qualcosa di molto circoscritto», ha spiegato. Lo stato sociale è invece un sistema articolato, fatto di istruzione, sanità, pensioni e sostegno ai più poveri, da pensare nel suo insieme. Card ha inoltre sottolineato che il sistema funziona solo se chi ne beneficia lo percepisce come un successo, e che oggi questa percezione è minacciata.

Joel Mokyr, premio Nobel nel 2025, ha ricordato che tra gli economisti esiste un consenso sul fatto che il mercato non può provvedere a tutto e a tutti. La vera questione, secondo lo studioso, è se il welfare nella sua forma attuale sia sostenibile. Alla tensione demografica si sommano la spesa per la difesa e gli ingenti investimenti richiesti dal cambiamento climatico. Mokyr ha avvertito che, qualora lo stato sociale dovesse fallire, quanto visto a Parigi la settimana precedente sarebbe «un gioco da ragazzi».

James Robinson, premio Nobel nel 2024, ha offerto una prospettiva esterna: qualsiasi cittadino nigeriano, ha osservato, darebbe qualsiasi cosa per organizzare la società come hanno fatto gli europei. In Europa il contratto sociale esiste, ma i conti non tornano. «Non basta dire "non possiamo pagare"», ha affermato, indicando la necessità di un'idea capace di far sentire alle persone che le cose devono cambiare per preservare queste conquiste, come la «frontiera chiusa» di Roosevelt. Alvin Roth, premio Nobel nel 2012, ha infine sottolineato lo stretto legame tra politica ed economia: i mercati hanno bisogno di consenso sociale, e quel consenso nasce anche dalla politica.

Tito Boeri ha evidenziato la forte presenza di giovani tra il pubblico, coinvolti nei mesi precedenti il festival attraverso cicli di avvicinamento nelle scuole superiori e concorsi dedicati, anche per le scuole secondarie di primo grado. Secondo Boeri, molte innovazioni sono possibili senza grandi riforme, migliorando l'efficienza della pubblica amministrazione, e il welfare andrebbe considerato un investimento di lungo periodo sui giovani, oltre che un modo per aumentare la fiducia nello Stato.

Il bilancio degli organizzatori è positivo. Giuseppe Laterza, di Editori Laterza, ha letto il successo torinese come conferma di una linea pluralista, rigorosa e accessibile a tutti. Giorgio Barba Navaretti, presidente del Collegio Carlo Alberto e del Torino Local Committee, ha definito l'evento «uno straordinario esercizio di divulgazione e sviluppo del pensiero critico». Pietro Garibaldi, coordinatore del TOLC, ha ringraziato i partecipanti per i 130 dibattiti dell'edizione e ha guardato con fiducia all'appuntamento del 2027.

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Autore

Cronista di politica

Elena Ferraro — cronista di politica, Filo Civico.