Corsa a due per la successione alla presidenza della Banca centrale europea. Dopo l'annuncio, a fine ottobre, della partenza anticipata di Christine Lagarde, sono stati ufficializzati due candidati: l'olandese Klaas Knot e lo spagnolo Pablo Hernández de Cos. La conferma delle candidature è arrivata dal presidente dell'Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, al termine della scadenza fissata per la presentazione delle domande, avvenuta venerdì.
Klaas Knot, 59 anni, ha guidato la Banca centrale dei Paesi Bassi dal 2011 al 2025. Pablo Hernández de Cos, 55 anni, è stato governatore della Banca di Spagna dal 2018 al 2024 e dall'anno scorso guida la Banca dei regolamenti internazionali (BRI) di Basilea. Nelle rispettive esperienze istituzionali entrambi sono descritti come figure pragmatiche, un tratto che accomuna i due profili pur nella diversità delle provenienze.
La procedura di selezione coinvolge i 21 Paesi membri dell'area euro. I ministri delle Finanze dell'eurozona esamineranno le candidature lunedì a Bruxelles, ma non è previsto che in quella sede venga scelto un nome. Il processo, secondo quanto chiarito finora, è ancora in via di definizione. La decisione finale spetterà ai leader dell'area euro, dopo aver consultato il Parlamento europeo e il Consiglio direttivo della Bce. L'obiettivo dichiarato è arrivare a una scelta entro la fine dell'anno, idealmente nel vertice di dicembre.
Nel dibattito tra osservatori la sfida viene letta anche come una contrapposizione tra Europa settentrionale e meridionale, con possibili riflessi sull'orientamento della politica monetaria. Chi sostiene la candidatura di Knot ricorda che sarebbe ormai il momento di un presidente proveniente dal Nord Europa, dato che i due ultimi titolari dell'incarico erano francesi o italiani. Il nome del governatore olandese viene quindi associato a una richiesta di rappresentanza geografica più equilibrata all'interno del vertice dell'istituto.
Da Madrid arrivano invece parole di apprezzamento per Hernández de Cos, di cui si sottolinea la leadership, l'indipendenza di giudizio e la capacità di dialogo con interlocutori diversi. Sono qualità che, secondo i sostenitori della sua candidatura, lo renderebbero adatto a guidare un'istituzione chiamata a muoversi tra esigenze di stabilità e pressioni dei singoli Stati.
Resta infine aperta un'ipotesi che gli osservatori considerano concreta: quella di un candidato a sorpresa, qualora i Paesi più grandi non riuscissero a trovare un accordo. Uno scenario simile si verificò nel 2019, quando la scelta del vertice della Bce arrivò al di fuori dei nomi inizialmente in campo. Per ora, però, l'attenzione resta concentrata sui due candidati ufficiali e sul calendario che porterà alla decisione finale.
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