La Russia dispone di una quantità di risorse naturali che ha pochi equivalenti al mondo. Secondo l’EIA, all’inizio del 2024 le riserve petrolifere provate erano stimate in 58 miliardi di barili; le riserve di gas naturale in 1.559 trilioni di piedi cubi. Nel 2024 il paese ha prodotto circa 9,2 milioni di barili di greggio al giorno e 23,2 trilioni di piedi cubi di gas secco.

La posizione è altrettanto forte nei minerali. L’USGS calcola che nel 2024 la Russia abbia prodotto il 41% del palladio mondiale, il 30% dei diamanti naturali di qualità gemma e il 42% dei diamanti industriali. È stata inoltre il secondo produttore di oro, potassa, platino e vanadio. La FAO attribuisce al paese circa 815 milioni di ettari di foreste, un quinto del totale globale secondo la valutazione 2020.

Questa abbondanza, però, non si traduce automaticamente in livelli di vita uniformi. Rosstat indica per il 2024 un reddito monetario medio pro capite di 63.959 rubli al mese a livello nazionale. A Mosca la cifra saliva a 143.171 rubli. Nella Repubblica di Tuva era di 33.541,6 rubli, oltre quattro volte meno della capitale. Nella stessa Tuva il 20,4% della popolazione risultava sotto la soglia di povertà, contro il 7,1% nazionale nei dati annuali rivisti.

Il motivo non è soltanto redistributivo. È anche geografico. Il Distretto federale dell’Estremo Oriente occupa il 40,6% dell’intera superficie russa ma ospita appena il 5,38% degli abitanti. Costruire e mantenere infrastrutture su distanze simili significa costi elevati per ogni residente servito.

La concentrazione delle risorse accentua il paradosso. L’EIA stima che il distretto autonomo Jamalo-Nenec produca circa il 90% del gas russo e contenga il 78% delle riserve nazionali. Quindi una parte enorme del valore energetico nasce lontano dai principali centri demografici e finanziari.

Anche i servizi domestici possono mostrare divari forti. In Buriazia, nel 2024, solo il 21,7% della superficie abitativa rurale era dotato di acqua corrente, il 18,2% di rete fognaria e il 10,7% di acqua calda. È un dato regionale e non va generalizzato all’intera campagna russa, ma rende concreto il problema.

La Banca Mondiale descrive da anni queste differenze come «disparità spaziali»: pesano la distanza dai grandi mercati, la dispersione della popolazione, l’eredità della pianificazione sovietica e il ruolo delle industrie estrattive. Per la Russia la vera sfida economica non è dunque dimostrare di possedere risorse. È trasformare la rendita delle materie prime in produttività, infrastrutture e opportunità più diffuse lungo un territorio che resta eccezionalmente costoso da collegare.

Autore

Redattore economia

Marco Bellini — redattore economia, Filo Civico.