La rivalutazione delle pensioni dal 1° gennaio 2027 potrebbe essere più consistente di quella applicata nel 2026, ma il 2,9% che circola in questi giorni non è ancora la percentuale ufficiale con cui verranno aumentati gli assegni. È una stima costruita a partire dall’andamento dell’inflazione e va distinta dal dato che il governo utilizzerà nel decreto di perequazione.
L’Istat ha comunicato che ad agosto 2026 l’inflazione acquisita per l’intero anno, misurata sull’indice generale dei prezzi al consumo, è arrivata al 2,9%. Lo stesso comunicato registra un’accelerazione dell’inflazione annua al 3,3%, trainata soprattutto dall’energia.
Per le pensioni, però, il riferimento tecnico non è direttamente il NIC. La rivalutazione automatica viene costruita sull’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, il FOI, al netto dei tabacchi. È questo indicatore che viene utilizzato per molte rivalutazioni monetarie e che entra nel meccanismo di perequazione previdenziale.
A luglio 2026 il FOI senza tabacchi segnava un aumento del 2,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. I dati dei mesi successivi saranno quindi decisivi per capire dove si fermerà il valore che verrà assunto dal decreto ministeriale.
Il passaggio formale arriverà più avanti nell’autunno. Come avviene ogni anno, il Ministero dell’Economia, di concerto con il Ministero del Lavoro, stabilirà con decreto la percentuale provvisoria da applicare dal gennaio successivo. Il dato definitivo sarà poi oggetto di eventuale conguaglio quando l’inflazione reale dell’anno sarà consolidata.
Le proiezioni che indicano oggi una rivalutazione intorno al 2,9% servono quindi a dare un ordine di grandezza, non a promettere un aumento preciso. Se l’indice finale si avvicinasse davvero a quel valore, l’incremento lordo sarebbe più visibile rispetto al 2026. Ma l’effetto concreto sul singolo assegno dipenderebbe anche dalle fasce di importo e dalle regole di perequazione previste dalla legislazione vigente.
Un pensionato con un assegno basso, uno con una pensione media e uno con un trattamento elevato non vedono necessariamente applicata la stessa percentuale su ogni euro dell’importo. Il sistema di indicizzazione può riconoscere percentuali differenti sulle diverse fasce, e per questo una semplice moltiplicazione dell’assegno per 2,9% può produrre un risultato sbagliato.
C’è anche un secondo elemento da tenere separato: la legge di Bilancio potrebbe intervenire sulle pensioni minime o su maggiorazioni straordinarie, ma queste eventuali misure politiche non coincidono con la perequazione ordinaria legata all’inflazione.
Per avere la cifra utile ai cedolini del 2027 bisognerà quindi attendere il decreto ministeriale. Il dato di agosto dice che la pressione dei prezzi resta più forte di quanto si sperasse in primavera; non dice ancora, da solo, di quanto salirà ogni pensione a gennaio.
