Un tetto al numero di studenti stranieri nelle classi, corsi di italiano obbligatori per i genitori degli alunni con gravi problemi linguistici e il divieto di indossare burqa e niqab a scuola. È il pacchetto di misure contenuto nel decreto approvato dal Consiglio dei ministri su proposta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che cambia in profondità le regole di accesso e di convivenza nelle aule italiane.
Il provvedimento interviene su più fronti. Da un lato fissa un limite percentuale alla presenza di alunni stranieri per classe, con l'obiettivo dichiarato di favorire l'integrazione e di evitare la formazione di classi composte in prevalenza da studenti non italiani. Dall'altro introduce l'obbligo di corsi di italiano per i genitori degli studenti stranieri che presentano gravi difficoltà linguistiche, coinvolgendo le famiglie nel percorso di apprendimento dei figli. Sul piano dei simboli, il decreto vieta espressamente l'uso di burqa e niqab all'interno degli istituti scolastici.
La misura sul tetto agli stranieri è quella che ha suscitato le reazioni più immediate. Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, intervenendo sul tema, ha preso posizione contro l'impostazione del provvedimento: «Scuola e lavoro sono i più potenti strumenti di integrazione», ha dichiarato, aggiungendo che quando le politiche non riducono l'immigrazione ma aumentano la clandestinità si creano anche problemi di sicurezza. Il primo cittadino ha poi chiesto di superare l'impianto della legge Bossi-Fini e di investire sull'integrazione attraverso istruzione e lavoro.
La presidente del Consiglio ha accompagnato l'approvazione del decreto con una dichiarazione politica di ampio respiro, sostenendo che il Sessantotto ha fallito e rivendicando la necessità di un cambio di passo nella scuola italiana. La stretta è stata presentata come parte di una visione più ampia del ruolo dell'istruzione e dell'identità nazionale, in continuità con le posizioni espresse dal governo su immigrazione e sicurezza.
Il decreto arriva in un momento in cui il dibattito pubblico sull'integrazione e sulla gestione dei flussi migratori resta centrale. Le misure sulla scuola si inseriscono in questo quadro e puntano a intervenire fin dalla prima infanzia e dall'età dell'obbligo, con l'obiettivo di governare la composizione delle classi e di rafforzare l'apprendimento della lingua italiana. Il provvedimento dovrà ora seguire l'iter di conversione in legge, dove potrebbero emergere modifiche e ulteriori confronti parlamentari.
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Da una parte chi sostiene che il tetto agli stranieri rischi di creare ghettizzazione e di penalizzare studenti già inseriti nel sistema scolastico; dall'altra chi rivendica la necessità di garantire condizioni di apprendimento omogenee e di accelerare il processo di integrazione linguistica. Il nodo dei corsi obbligatori per i genitori, in particolare, apre questioni pratiche legate all'organizzazione e ai costi per le famiglie e per gli istituti.
Sul piano applicativo, il decreto dovrà essere tradotto in circolari e linee guida che definiscano le modalità di calcolo delle percentuali, le deroghe possibili e il funzionamento dei corsi di italiano. Restano da chiarire anche i criteri per l'accertamento delle gravi difficoltà linguistiche dei genitori e le sanzioni previste in caso di mancata frequenza. Sono aspetti che determineranno l'impatto reale della riforma nelle singole scuole e nei territori con maggiore presenza di alunni stranieri.
Il provvedimento segna comunque una discontinuità rispetto al passato e conferma la centralità della scuola nell'agenda politica del governo. La combinazione tra limite numerico, obbligo linguistico e divieto di indossare burqa e niqab rappresenta un intervento organico che tocca insieme integrazione, sicurezza e identità, e che sarà al centro del confronto pubblico nelle prossime settimane.
