La scuola non è un tema tra gli altri e non si riduce a programmi e metodologie: tocca il cuore della convivenza civile. Lo ha affermato il cardinale Matteo Zuppi, aprendo i lavori del Consiglio Episcopale Permanente della Cei, dedicando ampio spazio alla funzione educativa della scuola nella società italiana.

«La questione educativa non è un tema tra gli altri, né si riduce a programmi e metodologie. Tocca il cuore della nostra convivenza», ha detto il presidente della Conferenza episcopale italiana. Secondo Zuppi, educare significa «accompagnare una persona a diventare libera, capace di cercare la verità, di riconoscere il bene, di entrare in relazione con gli altri e di assumere responsabilmente il proprio posto nel mondo».

Il cardinale ha collegato questa riflessione ai recenti episodi di violenza, che devono «spingerci a una presenza rinnovata nel mondo educativo». Un passaggio che sposta l'attenzione dalle emergenze alla necessità di un impegno strutturale e continuativo nel campo dell'istruzione e della formazione.

Zuppi ha poi richiamato le sfide «non più rinviabili» indicate da Leone nella Magnifica Humanitas. La prima è quella delle disuguaglianze educative. «Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo. Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace», ha detto.

Il tema delle disuguaglianze è stato declinato anche sul piano delle politiche pubbliche. Il presidente della Cei ha insistito sulla necessità di mettere al centro concretamente la persona, ricordando il ruolo delle comunità cattoliche: «Le nostre comunità, piccole e grandi, nelle aree interne o nelle grandi città, senza apparire, accompagnano chi arriva, sostengono chi è solo, aiutano a ricominciare, restano vicine a chi è nella sofferenza».

La prossimità, ha aggiunto, non può restare affidata soltanto alla generosità individuale: «deve trovare espressione nella cultura, nelle leggi, nelle scelte politiche ed economiche». Un principio che riguarda il lavoro, lo studio, gli affetti, le preoccupazioni quotidiane e le condizioni materiali nelle quali le persone costruiscono il proprio futuro.

Zuppi ha quindi chiesto comunità capaci di generare «fiducia, passione e responsabilità» e luoghi «in cui nessuno si senta escluso». La scuola inclusiva, ha ribadito, è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace, e il contrasto alle disuguaglianze educative non può essere considerato un tema secondario nell'agenda del Paese.

Nel suo intervento il cardinale ha affrontato anche il tema della credibilità delle stesse comunità ecclesiali. «Anche i nostri ambienti soffrono divisioni e conflitti irrisolti che si trascinano nel tempo. La nostra credibilità è un tassello per la pace nel mondo», ha sottolineato. «Per questo non smettiamo di sperare e di pregare per la pace, dono per tutti e responsabilità di ciascuno».

«Siamo chiamati a convertire le nostre comunità in case di pace e di riconciliazione, senza pretendere di togliere la pagliuzza dall'occhio altrui ignorando la trave nel nostro», ha concluso Zuppi, indicando nella coerenza e nella capacità di ascolto la condizione per un impegno educativo credibile nella società.

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Redattore economia

Marco Bellini — redattore economia, Filo Civico.