Il mondo è già entrato in una fase post-americana e l'Europa, nonostante le sue divisioni, resta decisiva per contenere la Russia in Ucraina. È la tesi di Diodato, professore di Scienza Politica e autore del volume «Che cos'è la geopolitica» edito da Carocci, che in un'intervista all'Adnkronos delinea i contorni del nuovo ordine internazionale.
Secondo lo studioso, la fine dell'egemonia statunitense non coincide con una semplice sostituzione al vertice. «La Cina vuole dettare nuovi standard di civiltà, non semplicemente sostituire Washington», spiega Diodato, sottolineando come Pechino non ambisca a raccogliere l'eredità degli Stati Uniti ma a ridefinire le regole stesse della convivenza globale. Una prospettiva che sposta l'attenzione dal confronto tra potenze alla competizione sui modelli culturali e istituzionali.
Sul fronte europeo, il professore riconosce che l'Unione è attraversata da profonde fratture interne, ma non la considera un attore irrilevante. Al contrario, senza il sostegno europeo a Kiev, la Russia avrebbe già vinto la guerra in Ucraina. È questo il passaggio politicamente più denso dell'analisi: l'Europa, pur divisa, ha finora retto il peso di una partita strategica che riguarda l'intero continente. Trovare un ruolo nel nuovo ordine internazionale è ancora possibile, a condizione che Bruxelles e gli Stati membri riescano a parlare con una voce sola.
La riflessione di Diodato si inserisce in un dibattito sempre più acceso sulle prospettive della geopolitica contemporanea. Mentre gli Stati Uniti ridimensionano il proprio impegno globale, la Cina consolida la sua influenza economica e normativa, e la Russia continua a premere sui confini orientali dell'Europa. In questo scenario, l'Unione europea si trova davanti a una scelta obbligata: restare spettatrice o diventare protagonista. Il professore propende per la seconda ipotesi, ma avverte che il cammino è tutt'altro che semplice.
Il tema della divisione europea non è nuovo. Dalle politiche energetiche alle relazioni con la Cina, passando per la difesa comune, gli Stati membri hanno spesso faticato a trovare posizioni condivise. Eppure, proprio la guerra in Ucraina ha mostrato una capacità di reazione inattesa, con sanzioni coordinate e aiuti militari ed economici a sostegno di Kiev. Per Diodato, questo è il segnale che l'Europa può ancora contare, purché non disperda il capitale politico accumulato.
Il quadro delineato dal professore invita a ripensare categorie consolidate. Se il mondo non è più a guida americana, non è nemmeno automaticamente a guida cinese. Si tratta piuttosto di un sistema plurale, in cui diversi attori competono per definire regole e valori. In questo contesto, l'Europa rappresenta un laboratorio unico: un progetto di integrazione che, nonostante i limiti, continua a offrire un modello alternativo a quelli delle grandi potenze.
La pubblicazione di «Che cos'è la geopolitica» arriva in un momento in cui l'interesse per la disciplina è in crescita, complici le crisi internazionali che si susseguono. Il volume si propone come strumento per orientarsi in un mondo sempre più complesso, lontano dalle semplificazioni. La tesi di fondo è che la geopolitica non sia solo lo studio dei conflitti, ma anche l'analisi delle percezioni e delle identità che li alimentano.
Restano aperte le domande sul futuro immediato. La guerra in Ucraina non mostra segnali di soluzione rapida, e il sostegno occidentale a Kiev dipende anche dalla tenuta delle coalizioni politiche interne. L'Europa, in particolare, dovrà fare i conti con elezioni, cambi di governo e pressioni economiche che potrebbero mettere in discussione la linea finora seguita. Il monito di Diodato è chiaro: senza unità, il rischio è quello di perdere influenza e di lasciare ad altri la definizione del nuovo ordine.
In definitiva, l'analisi del professore offre una lettura sobria ma netta: il mondo post-americano è già una realtà, e l'Europa ha ancora la possibilità di scegliere che parte recitare. La partita, però, si gioca adesso, e non ammette pause.
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