I giovani che scendono in piazza lo fanno perché hanno «la sensazione che nessuno li ascolti». È la lettura offerta da Mario Draghi, ex presidente del Consiglio ed ex presidente della Banca centrale europea, in un'intervista a Bloomberg dedicata alle proteste giovanili esplose in tre Paesi e alle difficoltà economiche che attraversa Parigi. L'ex premier individua nel disallineamento tra istituzioni e nuove generazioni una delle cause del malessere sociale che alimenta la mobilitazione.
Secondo Draghi, alla radice di quella sensazione di invisibilità c'è anche un problema di giustizia sociale, che a sua volta si lega alla debolezza della crescita. «Manca la giustizia sociale anche perché manca la crescita», ha spiegato l'ex numero uno di Palazzo Chigi e di Francoforte. Un passaggio che collega la protesta dei giovani non solo a una questione di rappresentanza politica, ma anche alle condizioni materiali in cui le nuove generazioni si trovano a vivere e a progettare il proprio futuro.
Le dichiarazioni di Draghi arrivano mentre il dibattito pubblico italiano torna a concentrarsi sui giovani e sulle loro difficoltà. Nelle stesse ore, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto sul tema durante la cerimonia di consegna delle onorificenze ai Cavalieri del Lavoro e agli Alfieri d'Italia, chiedendo una «visione ampia» capace di farsi carico del «malessere» e del «senso di insicurezza per il futuro» che le nuove generazioni avvertono. Mattarella ha parlato di una «grande questione sociale» e di una «priorità» per le istituzioni e per tutte le forze della società, mettendo in guardia da un atteggiamento di «indifferenza» o, peggio, di «meschina sottovalutazione» nei confronti dei giovani.
Il capo dello Stato ha anche affrontato il nodo del «bilancio negativo delle migrazioni giovanili», che pesa sul Paese anche dal punto di vista del tessuto economico. «Dobbiamo dar vita a condizioni per rendere attraente ai giovani il ritorno», ha sottolineato Mattarella, osservando che «molti rientrerebbero volentieri se fosse offerto loro un cammino di lavoro e di vita che consentisse di potersi realizzare». Un passaggio che si intreccia con la riflessione di Draghi sulla mancanza di crescita e sulle opportunità negate a chi è nato negli ultimi decenni.
Le parole dell'ex premier si inseriscono in un quadro europeo teso, con le proteste giovanili che hanno coinvolto tre Paesi e con Parigi alle prese con difficoltà economiche che alimentano il malcontento sociale. Draghi, che oggi guida il gruppo di lavoro sulla competitività europea, ha più volte indicato nella crescita la condizione per sostenere il modello sociale europeo e per rispondere alle aspettative delle nuove generazioni. La sua analisi collega quindi la protesta di piazza a un problema strutturale: senza prospettive economiche e senza canali di ascolto, la distanza tra giovani e istituzioni rischia di allargarsi.
Il tema è destinato a restare al centro del dibattito politico italiano. Da un lato c'è la richiesta di misure congiunturali, dall'altro l'invito, arrivato sia da Draghi sia da Mattarella, a guardare oltre l'emergenza e a costruire politiche capaci di dare ai giovani un ruolo da protagonisti. La sfida, per il governo e per le forze politiche, è tradurre l'attenzione dichiarata in scelte concrete su lavoro, formazione e ritorno dei talenti, evitando che la sensazione di non essere ascoltati diventi un tratto permanente del rapporto tra le nuove generazioni e le istituzioni.
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