Chiunque faccia politica o intenda farlo dovrebbe avere come letture fondamentali il De Officiis e il De Re Publica di Cicerone. Lo ha affermato il ministro della Cultura Alessandro Giuli, intervenendo sul palco dell'evento Fenix - Il tempo del coraggio a Roma.
Nel suo intervento, Giuli ha ricordato che il De Officiis è stato citato più volte negli anni precedenti da Giorgia Meloni, e ha indicato entrambe le opere come riferimenti imprescindibili per chi si occupa della cosa pubblica. Il ministro ha collegato questa riflessione all'impegno delle risorse e all'attività del dicastero che guida, definendosi con ironia «uno stravagante ministro» che, prima ancora di insediarsi al Ministero della Cultura, aveva già scritto un libro sull'Antico Presente.
L'uscita si inserisce nel quadro di un evento pubblico organizzato a Roma, Fenix - Il tempo del coraggio, nel corso del quale esponenti di Fratelli d'Italia e rappresentanti delle istituzioni hanno affrontato temi legati alla cultura, alla politica e al rapporto con la tradizione classica. Il riferimento a Cicerone non è isolato: il De Officiis, trattato sui doveri morali e sull'agire retto, e il De Re Publica, dedicato alla migliore forma di governo e alla giustizia, sono testi che nella cultura politica italiana vengono spesso richiamati quando si discute di etica pubblica e responsabilità dei governanti.
Giuli, storico e giornalista prima di assumere la guida del Ministero della Cultura, ha più volte rivendicato il valore della formazione classica come base per l'azione politica. Nel suo intervento ha unito il richiamo ai testi antichi a un passaggio sull'impegno delle risorse, presentando la scelta delle letture come parte di un percorso personale e istituzionale. Il riferimento al libro sull'Antico Presente, scritto prima dell'incarico di governo, serve a sottolineare la continuità tra la sua attività di studioso e il ruolo che ricopre oggi.
La citazione di Meloni, che negli anni scorsi aveva richiamato il De Officiis, collega l'intervento del ministro a un filone di discorso pubblico già presente nel dibattito politico italiano. Il tema dei classici come strumento per interpretare il presente è ricorrente nel confronto culturale, e in questo caso arriva da un membro del governo in carica, con un messaggio rivolto a chiunque ambisca a occuparsi di politica.
L'evento Fenix - Il tempo del coraggio ha offerto a Giuli l'occasione per ribadire la propria visione del rapporto tra cultura, storia e impegno civile. Il ministro ha parlato di fronte a un pubblico composto anche da esponenti del partito di maggioranza, in un contesto che unisce riflessione politica e iniziativa culturale. Le sue parole non contengono annunci di provvedimenti o misure amministrative, ma indicano una direzione di carattere formativo e simbolico.
Il richiamo a Cicerone, in particolare al De Officiis, assume un significato preciso nel dibattito pubblico: il testo latino affronta il tema del comportamento giusto nelle situazioni difficili, dell'utile contrapposto all'onesto e dei doveri verso la comunità. Il De Re Publica, dal canto suo, ragiona sulla costituzione mista e sulla degenerazione delle forme di governo, temi che ricorrono frequentemente nel linguaggio politico contemporaneo.
L'intervento di Giuli si colloca quindi in una doppia cornice: da un lato la sua storia personale di studioso e autore, dall'altro il ruolo istituzionale di ministro della Cultura. La frase rivolta a chi fa politica o vuole farla funziona come un'indicazione di metodo, non come un programma di governo, e conferma l'attenzione del ministro per il legame tra formazione classica e responsabilità pubblica.
