La crescita italiana resta «debole», ma l'economia ha saputo «reggere l'onda d'urto» di uno scenario internazionale complesso e incerto. Lo ha dichiarato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo all'Assemblea generale di Assolombarda a Milano, dove ha rivendicato la capacità del sistema produttivo nazionale di resistere alle crisi e ha indicato le priorità del governo per i prossimi mesi.
Secondo la premier, i dati dei primi sei mesi dell'anno indicano che nel 2026 la crescita può arrivare all'1 per cento, «in linea con le principali economie europee» e al di sopra delle previsioni. Un risultato che, ha sottolineato, non cancella la fragilità del quadro ma conferma la solidità di un'economia che ha tenuto nonostante le turbolenze globali.
Al centro dell'intervento è rimasto il tema del caro energia. Meloni ha ricordato lo stanziamento di 60 milioni di euro per proteggere gli italiani dagli aumenti, avvertendo però che senza «risposte strutturali e di lungo periodo» il Paese rischia di restare «sempre più in emergenza». Il costo dell'energia, ha spiegato, è la precondizione che tiene insieme tutte le direttrici di crescita: innovazione, apertura ai mercati internazionali, capitale e sviluppo dimensionale delle imprese.
La presidente del Consiglio ha poi rivendicato il ruolo dello Stato nell'accompagnare l'industria. «Un'industria che vuole crescere ha certamente bisogno di volontà, ma ha anche bisogno di uno Stato che accompagni, che la consideri un alleato e che non la consideri invece un mero soggetto da tassare o addirittura da ostacolare», ha affermato, aggiungendo che «il governo ci sarà quando serve, perché alle volte il migliore aiuto a chi produce è non mettersi di traverso».
Sul fronte europeo, Meloni ha ribadito una posizione già espressa in altre occasioni: l'Italia non è nell'Unione europea «per dire sempre sì». Una formula con cui la premier intende rivendicare un ruolo attivo e non subalterno del Paese nelle trattative comunitarie, in particolare sui dossier energetici e industriali.
Nel corso del suo intervento, la premier ha anche affrontato il tema dell'intelligenza artificiale, definendola una tecnologia «entrata prepotentemente nella vita di tutti i giorni» e «destinata a rivoluzionare tutto, compresi i processi produttivi e industriali». Secondo Meloni, potrebbe rappresentare «la più radicale delle rivoluzioni che l'uomo ha conosciuto», ma richiede una governance globale, perché il tema non può essere affrontato solo a livello nazionale.
In questa direzione va l'annuncio di una misura fiscale in legge di bilancio, allo studio con il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, per agevolare gli investimenti in software utilizzati tramite contratti cloud. «Considero di buon senso trovare il modo per promuovere anche gli investimenti in software utilizzati tramite i contratti cloud», ha spiegato la presidente del Consiglio.
Meloni ha poi rivolto un ringraziamento alle imprese e ai lavoratori, sostenendo che se l'Italia è «forte, autorevole e ammirata nel mondo» il merito è soprattutto di chi produce e di chi cerca di non accontentarsi. «In un mondo che corre sempre più — ha aggiunto — rischia di non esserci spazio per chi indietreggia e per chi tentenna».
Il riferimento è anche al Piano Mattei e alle prospettive di cooperazione internazionale, temi che la premier ha legato alla capacità italiana di costruire relazioni economiche durature. «È un momento difficile ma noi siamo la nazione del fare», ha detto, citando «chi accende le luci del capannone prima dell'alba» e «chi ha tenuto aperta l'attività durante la pandemia».
L'intervento si chiude con un appello alla platea imprenditoriale: «Continuate a fare quello che vi riesce meglio, continuate a osare, a credere in questa avventura chiamata Italia. Questa nazione non ha ancora mostrato al mondo tutto quello che sa fare». Parole che confermano la linea del governo: riconoscere la debolezza della congiuntura senza rinunciare a indicare nella crescita industriale e nell'innovazione la strada per superarla.
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