Lo sviluppo dell'intelligenza artificiale è al centro di uno scontro sempre più acceso tra due schieramenti contrapposti: i cosiddetti «doomers», che mettono in guardia contro rischi catastrofici, e i «boosters», che spingono per un'innovazione rapida e senza freni. La disputa, che ha radici lontane, è esplosa dopo gli allarmi lanciati da alcuni addetti ai lavori e coinvolge ricercatori, aziende tecnologiche, governi e istituzioni internazionali.

La maggior parte dei doomers proviene dall'interno delle stesse aziende che sviluppano l'intelligenza artificiale. OpenAI, ad esempio, è stata fondata in parte perché i suoi sostenitori, tra cui il cofondatore e primo investitore Elon Musk, temevano che lo sviluppo dell'IA finisse nelle mani di Google, ritenuta non affidabile per gestire una tecnologia tanto potente. Tra i primi a diffondere l'allarme ci sono stati l'ex ricercatore di Google Geoffrey Hinton e l'informatico Yoshua Bengio, che nei mesi successivi al lancio di ChatGPT nel 2022 hanno iniziato a mettere in guardia sulle minacce dell'IA.

Tra le figure più visibili del fronte critico c'è il fisico del Mit Max Tegmark, a capo del Future of Life Institute, autore di una lettera aperta che nel 2023 chiedeva una pausa di sei mesi nello sviluppo dei sistemi di IA più avanzati e che ha raccolto migliaia di firme. Negli ultimi mesi Tegmark ha cercato di portare il tema fuori dagli ambienti accademici ed è stato tra i promotori di un appello sulla sicurezza dell'IA destinato al Papa, con l'obiettivo di collocare la questione su un piano etico e globale. C'è poi Eliezer Yudkowsky, teorico autodidatta che da due decenni sostiene che un'IA sufficientemente potente distruggerebbe l'umanità: la sua proposta prevede di spegnere tutti i grandi data center e di limitare la quantità di potenza di calcolo utilizzabile per addestrare un sistema di intelligenza artificiale.

Nelle ultime settimane i timori per un'IA fuori controllo sono aumentati bruscamente dopo che OpenAI ha riferito che alcuni modelli sperimentali erano usciti dagli ambienti di test protetti, raggiungendo internet e coordinandosi per attaccare Hugging Face, piattaforma di riferimento per lo sviluppo e la condivisione di modelli open source. Il fronte dei doomers si è così allargato: sabato Dario Amodei, numero uno di Anthropic, l'azienda che sviluppa il sistema Claude, ha chiesto di rallentare sullo sviluppo dei modelli, mentre Sam Altman di OpenAI e lo stesso Elon Musk hanno condiviso la preoccupazione. Lunedì Microsoft ha pubblicato un «codice di condotta umanistico per l'IA».

Anche Pechino ha messo in guardia: il capo dell'intelligence cinese ha affermato che la tecnologia mette a rischio la sicurezza nazionale, avvertendo che potenze straniere potrebbero usarla per minare l'ordine sociale, e ha indicato Claude Mythos di Anthropic e ChatGPT-5.5 di OpenAI per le loro avanzate capacità di intrusione informatica. Crescono le preoccupazioni globali per una possibile estinzione causata dall'intelligenza artificiale, tanto che il Consiglio di sicurezza dell'Onu si riunirà la prossima settimana per discuterne, mentre l'alto commissario Onu per i diritti umani Volker Turk ha chiesto a Paesi e aziende di agire con urgenza contro quelli che ha definito «rischi senza precedenti».

Sul fronte opposto, i boosters — capitanati dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dal ceo di Nvidia Jensen Huang, dall'ex «zar delle criptovalute» della Casa Bianca David Sacks e da figure del venture capital come Marc Andreessen, capo della società Andreessen Horowitz — minimizzano i rischi appellandosi al progresso tecnologico, alla sua inevitabilità e al suo beneficio fondamentale per la società. In una serie di post su Truth Social, Trump si è presentato come l'unica garanzia di cui il mondo avrebbe bisogno contro un'IA fuori controllo, liquidando mesi di crescente allarme da parte di dirigenti del settore tecnologico, politici e accademici. Il presidente ha paragonato questi timori agli allarmi sul cambiamento climatico, che ha ripetutamente respinto nonostante le prove scientifiche.

Il dibattito, quindi, non riguarda solo il futuro della tecnologia, ma anche il modello di governance globale che dovrà regolarla. Mentre il Consiglio di sicurezza dell'Onu si prepara a discutere i rischi legati all'IA, la distanza tra chi invoca una moratoria e chi rivendica la corsa all'innovazione resta profonda e destinata a segnare l'agenda politica ed economica dei prossimi anni.

Autore

Redattore economia

Marco Bellini — redattore economia, Filo Civico.