Crescono i dubbi sulla veridicità delle dichiarazioni raccolte dalla commissione parlamentare sulla morte di David Rossi. A intervenire è Francielli Vilanova Correa, sorella di William Renan, detenuto condannato a vent'anni per l'omicidio di una escort, che ha portato all'attenzione dei media le modalità con cui sono state raccolte le dichiarazioni del fratello. Nei giorni scorsi questo giornale aveva già evidenziato le anomalie nelle testimonianze di due detenuti, entrambi condannati per calunnia.

Secondo la donna, le informazioni fornite dal detenuto sarebbero state trascritte su semplici fogli di appunti, in modo del tutto informale, senza che sia mai stato rilasciato un verbale ufficiale né al detenuto né, successivamente, al suo legale difensore, l'avvocato Roberto Nesticò. Le dichiarazioni sarebbero state raccolte da un ufficiale del Ris dei carabinieri. La sorella denuncia inoltre «pressioni e insistenza ingiustificata» nei confronti del fratello, che, a suo dire, avrebbe ricevuto visite continue e insistenti, rifiutandole tutte.

Vilanova riferisce di un episodio di cui dice di essere testimone diretta: una guardia carceraria avrebbe chiamato Renan dicendogli che la sua famiglia lo stava aspettando nell'area colloqui. Il detenuto avrebbe quindi telefonato alla sorella per verificare che fosse davvero lì e, accertato il tentativo di inganno, sarebbe immediatamente rientrato in cella. Anche il giorno in cui sarebbero stati presi gli appunti informali, secondo il suo racconto, Renan aveva espresso il desiderio di non incontrare nessuno, ma l'insistenza del personale lo avrebbe costretto a scendere, provocandogli un forte stress. «Sotto una simile pressione psicologica, chiunque» avrebbe finito per dire qualunque cosa pur di essere lasciato in pace, afferma la donna. Per lei tali comportamenti sono «inaccettabili»: «Mio fratello sta già pagando per i propri errori e ciò che gli è stato fatto è ingiustificabile».

La sorella è critica anche nei confronti della commissione parlamentare che indaga sulla fine di Rossi: «Ritengo che la Commissione abbia fatto un grave errore: se non hanno un testimone, come fanno a portare avanti una tesi? Hanno usato mio fratello». Chiede un trattamento equo per il parente e il rispetto delle regole: «Prima di ogni altra cosa, parliamo di esseri umani».

Sul fronte giudiziario, nello stesso giorno si è svolta a Prato un'udienza del processo in cui Vilanova risponde di violenza sessuale. L'uomo è accusato di aver stuprato nel 2023 un compagno di cella pakistano. Le indagini della commissione puntano intanto a chiarire se l'altro testimone, Saverio Giampà, pluricondannato con l'ultima sentenza sfavorevole a sette anni di reclusione arrivata quest'anno, avesse rapporti con Gabriele Ceccherelli, presunto organizzatore del raid intimidatorio in cui Rossi ha perso la vita. Giampà, assistito dall'avvocato Federico Bagattini, ammette di conoscere Ceccherelli, che alla fine degli anni Novanta gestiva una sala da gioco a Firenze, ma nega discussioni o debiti tra loro: «Ho incrociato lui nelle discoteche dove facevo il buttafuori, come con altri ventimila clienti. Il rapporto si limitava al ciao ciao quando entrava».

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Redattore economia

Marco Bellini — redattore economia, Filo Civico.