Andare troppo piano, parcheggiare in modo approssimativo, trascurare le luci del veicolo. Sono comportamenti quotidiani che raramente finiscono al centro dell'attenzione, eppure il Codice della Strada li sanziona. La riforma introdotta dalla Legge 25 novembre 2024, n. 177, entrata in vigore il 14 dicembre 2024 e pienamente operativa nel 2026, ha ridisegnato in modo strutturale il sistema sanzionatorio italiano, ampliando il perimetro delle condotte punibili con ottantacinque nuove violazioni.

Quando si parla di multe, il pensiero corre subito all'autovelox e all'eccesso di velocità. È comprensibile: sono le infrazioni più pubblicizzate. Ma il codice contiene un universo di sanzioni molto più ampio, che riguarda situazioni vecchie quanto l'automobile stessa e che semplicemente non venivano applicate con la stessa costanza. Il risultato è che chi guida oggi si trova esposto a un rischio sanzionatorio più alto di quanto immagini.

La logica comune dice che rallentare è sempre la scelta sicura. In molti contesti è vero, ma il Codice della Strada prevede anche l'obbligo di non tenere una velocità eccessivamente ridotta rispetto alle condizioni della strada e al flusso del traffico, senza una ragione valida. Il principio è sancito dall'articolo 141, che regolamenta la velocità in modo bidirezionale: non solo non si deve andare troppo veloci, ma non si deve nemmeno tenere una velocità manifestamente inadeguata alla situazione.

Chi procede a passo d'uomo su una corsia autostradale libera, o chi si muove in modo così lento da costringere gli altri veicoli a manovre pericolose, può essere sanzionato. Questo vale soprattutto in autostrada e sulle strade extraurbane principali, dove la differenza di velocità tra veicoli è una delle principali cause di tamponamento. La situazione tipica è quella del conducente che, per insicurezza o distrazione, mantiene i 40 km/h su una corsia dove il limite è 90 o 130 km/h, creando code e costringendo gli altri a sorpassi rischiosi. Non è un comportamento prudente: è un comportamento pericoloso, e il codice lo tratta come tale. Gli importi delle sanzioni variano in base alla gravità e al contesto, ma il principio è chiaro: la velocità deve essere adeguata, non semplicemente bassa.

Il parcheggio è forse l'area in cui la distanza tra la percezione del rischio e il rischio reale è più marcata. Molti automobilisti valutano la sosta in modo istintivo — «ci sono due minuti», «non blocco nessuno», «ho le quattro frecce» — senza rendersi conto che nessuna di queste motivazioni costituisce un'esimente valida. Le infrazioni legate alla sosta irregolare coprono una gamma molto ampia di situazioni.

Parcheggiare davanti a un passo carrabile, anche se il proprietario non è presente, è un'infrazione. Sostare in doppia fila, anche per pochi minuti, è sanzionabile. Lasciare il veicolo su strisce pedonali, in prossimità di incroci o su corsie riservate ai mezzi pubblici espone a sanzioni che, in alcuni casi, prevedono anche la rimozione forzata del mezzo, con costi aggiuntivi per il recupero al deposito.

Le quattro frecce meritano un discorso a parte. Sono spesso usate come se conferissero una sorta di immunità temporanea. Non è così: il codice non prevede alcuna deroga alla sosta irregolare per il semplice fatto di aver attivato i lampeggiatori di emergenza. Questi servono a segnalare un'avaria o una situazione di pericolo reale, non a giustificare una sosta comoda davanti al bar. Un dettaglio che molti ignorano riguarda anche la distanza dai cartelli stradali: parcheggiare in modo tale da oscurare un segnale è anch'esso sanzionabile. Il principio generale è che la sosta non deve mai compromettere la visibilità, la circolazione o la sicurezza degli altri utenti della strada.

Controllare le luci del proprio veicolo è una di quelle operazioni che molti rimandano indefinitamente. Finché non si brucia un faro, o finché qualcuno non lo segnala, il problema resta invisibile — almeno per chi guida. Ma per gli altri utenti della strada, e per le forze dell'ordine, è tutt'altro che invisibile. Il Codice della Strada impone che il veicolo sia in condizioni di efficienza tecnica. Circolare con un proiettore anteriore spento, con i fanali posteriori non funzionanti o con le luci di posizione assenti è un'infrazione che può essere contestata in qualsiasi momento da un agente. Non serve un controllo tecnico programmato: basta un posto di blocco, o anche solo un agente che nota il problema durante un normale servizio di pattugliamento.

Le luci di arresto — i cosiddetti stop — sono particolarmente critiche, perché la loro assenza non è solo un'infrazione formale: è un rischio concreto di tamponamento. Lo stesso discorso vale per gli indicatori di direzione. La riforma del 2024 non si è limitata ad alzare qualche importo: ha introdotto nuove violazioni che riguardano anche fenomeni relativamente recenti, come i monopattini elettrici che ostacolano i pedoni. Ma molte altre normano situazioni che esistono da sempre, semplicemente non venivano applicate con la stessa costanza. Il risultato è un codice più ampio e più severo, che espone chi guida, chi parcheggia o chi non controlla periodicamente il proprio veicolo a un rischio sanzionatorio superiore a quanto molti immaginino.

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Autore

Cronista di politica

Elena Ferraro — cronista di politica, Filo Civico.