Milano / Roma, 26 ottobre 2026

La fiammata del 17 ottobre: l'illusione della spontaneità Quando nel pomeriggio di sabato 17 ottobre le prime bombe carta hanno fatto tremare i vetri di Piazza Duomo a Milano e i cordoni delle forze dell'ordine sono stati presi d'assalto a Torino e Bologna, il narramondo politico e mediatico si è affrettato a catalogare l'accaduto sotto la comoda etichetta dell'«esplosione sociale spinta dal caro-vita». Una lettura rassicurante, quasi romantica nella sua tragicità: la gente non ce la fa più, i giovani protestano, la piazza brucia. Tuttavia, l'analisi clinica degli avvenimenti scaturiti in quella decina di giorni — culminata nel weekend di sabato 24 ottobre con oltre 370 fermi su scala nazionale — rivela un quadro radicalmente diverso. Dietro le vetrine infrante alla stazione di Porta Nuova a Torino, le Gazzelle dei Carabinieri sfondate in centro a Milano e gli idranti in azione a Largo di Santa Susanna a Roma, non si intravede il volto del disagio sociale disorganizzato. Si scorge, piuttosto, una regia a geometria variabile, un'alleanza tattica ed eterogenea che ha trasformato legittime istanze economiche e generazionali in materiale da detonazione urbanistica. Ma chi c'era davvero dietro la guerriglia che ha scosso il Paese dal 17 al 26 ottobre?

1. La cabina di regia antagonista e il "Movimento 17 ottobre"Il primo livello organizzativo risponde a strategie di militanza veterana. Non è un caso che la Procura di Milano abbia aperto fascicoli d'indagine per istigazione a delinquere focalizzando l'attenzione su figure come Youssef Siher, considerato tra i principali promotori del cosiddetto Movimento 17 ottobre. Le oltre 150 perquisizioni antiterrorismo condotte all'alba del 24 ottobre tra Milano, Monza e altri venti centri lombardi testimoniano come la struttura portante dei cortei non fosse improvvisata. L'ala dura dell'area autonoma ed ex-antagonista, già rodata nelle mobilitazioni pro-Palestina e nei blocchi dei data center o delle grandi opere a Torino, ha fornito il «know-how» tattico: Tecniche di accerchiamento e ritirata rapida (hit and run);Utilizzo di materiale pirotecnico ad alto potenziale e barricate di fortuna;Strumenti d'offesa atipici ma dal forte impatto simbolico e intimidatorio (come la motosega priva di lama azionata a Torino di fronte agli agenti in tenuta anti-sommossa). La sigla 17 ottobre ha agito da catalizzatore: una piattaforma fluida capace di coordinare simultaneamente i cortei nelle principali città italiane, dosando l'infiltrazione all'interno dei manifestanti pacifici per scompaginare le linee difensive delle forze dell'ordine.

2. Il serbatoio del reclutamento: la manovalanza dei minorenni Se i quadri direttivi appartengono al militantismo politicizzato, la forza d'urto di strada è stata ingaggiata altrove. Dai dati ufficiali forniti dalle Questure a seguito dei disordini emerge un dettaglio inquietante: su 371 soggetti accompagnati e fermati il 24 ottobre, ben 110 erano minorenni. Già nel primo weekend di guerriglia a Milano, tra i 17 arrestati figuravano ben 9 ragazzi sotto i 18 anni. Siamo di fronte a una massa critica di giovanissimi — spesso privi di una vera formazione ideologica — attratti dalla spettacolarizzazione della violenza. Una dinamica alimentata da canali Telegram, chat criptate e rituali da black bloc importati dalla subcultura giovanile. Questa manovalanza "usa e getta" viene impiegata in prima linea per provocare il contatto con la Polizia, scattare video e selfie d'impatto da rilanciare sui social media o tentare sortite ad alto impatto mediatico, come il blitz lampo all'interno del Colosseo a Roma.I leader della protesta li usano come scudi umani; la politica li cita per alternare accuse di repressione o gridolini di allarme sul degrado morale. La realtà è che si tratta di una sacca di nichilismo giovanile sistematicamente arruolata per coprire l'azione di gruppi ben più strutturati.

3. La saldatura con la micro-criminalità e il blocco anarco-proletarioAccanto al nucleo autonomo e alla marea giovanile, si è consolidata una terza forza: quella del vandalismo opportunista e della micro-criminalità urbana. I raid contro le vetrine delle grandi catene distributive a Porta Nuova e gli assalti ai mezzi di trasporto pubblico (come la sassata che ha distrutto il finestrino di un autobus a Bologna) mostrano una matrice tutt'altro che politica. A Milano, i danni da oltre mezzo milione di euro stimati da Confcommercio nel weekend del 17-18 ottobre portano la firma di frange che hanno approfittato del caos in piazza Duomo per mettere a sacco i negozi del centro. Questa convergenza tra anarchici, antagonisti e delinquenza comune crea una miscela esplosiva: la politica offre la copertura etica della sbandierata "lotta al caro-vita", mentre la micro-criminalità garantisce l'innalzamento del livello di scontro e la devastazione fisica delle vie cittadine. La reazione dello Stato e il fattore economico: cosa ci dice la finanzaSotto il profilo strettamente economico e di attrattività del sistema Paese, le piazze in fiamme non sono un semplice problema di ordine pubblico. Per i mercati e gli investitori istituzionali che osservano l'Italia, l'incapacità di gestire la tenuta sociale rappresenta un fattore di rischio (country risk) non trascurabile.La reazione del governo e dell'apparato di pubblica sicurezza nella settimana tra il 18 e il 26 ottobre è stata determinante. L'impiego massiccio di perquisizioni preventive, fermi mirati e presidi fisici nei punti nevralgici delle città (dalle stazioni ferroviarie a piazze simbolo come Largo Giannella a Bari o Corso Principe D'Oddone a Torino) ha impedito che il 24 ottobre si ripetessero le devastazioni del weekend precedente.Gli apparati investigativi hanno dimostrato di aver compreso la lezione del 17 ottobre: scindere il dolo e la regia eversiva dalla protesta sociale pacifica. Gli sforzi coordinati dal Ministero dell'Interno e l'azione della magistratura antiterrorismo hanno neutralizzato il tentativo di far scalare la violenza a vera e propria "guerriglia permanente".

Il bilancio politico e sociale al 26 ottobreGiunti al 26 ottobre, il bilancio di dieci giorni di forte tensione traccia una linea di demarcazione netta.Chi c'era davvero dietro la guerriglia?Gli strategisti: Una regia antagonista esperta, capace di orchestrare slogan adatti al momento (dalla casa alla benzina, dalla guerra al caro-vita) per coalizzare le masse e guidare i manipoli di assalto. L'avanguardia di strada: Centinaia di giovanissimi e minorenni allettati dal mito della scontro armato e del disordine. Gli opportunisti: Bande dedite al saccheggio e alla devastazione.La piazza italiana non ha vissuto una spontanea "jacquerie" popolare, ma un tentativo ben calcolato di stressare le istituzioni democratiche e la tenuta economica delle città. Aver disinnescato l'escalation nel secondo weekend non significa che la minaccia sia svanita: finché le fragilità sociali verranno usate come scudo tattico da chi cerca solo la collisione con lo Stato, la sicurezza delle piazze rimarrà una variabile critica per la stabilità del Paese.

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Luca Nascimbene

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"Sono un giornalista appassionato di informazione e approfondimento. Mi occupo di seguire e raccontare le notizie di attualità, con un'attenzione particolare ai contesti e all'impatto delle storie sulla vita quotidiana. Credo nel valore di un giornalismo tempestivo, veritiero e indipendente."