Il pubblico ministero di Milano ha chiesto la convalida del fermo e il carcere per Youssef Siher, ricercatore 30enne di origini marocchine, ritenuto la mente del canale social «Movimento 17 ottobre». Secondo l'accusa, il gruppo avrebbe avuto il ruolo di organizzare la mobilitazione online sfociata nelle devastazioni che hanno colpito il centro della città otto giorni prima del fermo. L'udienza di convalida è fissata per martedì 27 ottobre.
L'accusa contestata è di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo. Nel decreto di fermo, il pubblico ministero scrive di un «progetto finalizzato a porre in essere atti delittuosi, con finalità eversive». Nella richiesta di custodia, il magistrato sostiene che Siher possa sviluppare una strategia rivoluzionaria, ed è questo il passaggio su cui si concentra l'iniziativa della procura. Siher resta in carcere in attesa che il giudice decida sulla convalida.
Indagata per gli stessi reati è anche la moglie, Sagia Hammoud, 32enne mediatrice interculturale di origini libanesi, nata e cresciuta a Como. Secondo chi indaga, la coppia amministrava la chat Telegram e la pagina social del movimento, nato dopo le devastazioni nel centro di Milano. Sagia si descrive come attivista a favore dei pro Pal e, in una biografia pubblicata online, scrive di sé: «Sono libanese, palestinese e araba di appartenenza». Il suo telefono ha permesso agli investigatori di localizzare e arrestare il marito.
Nei testi firmati insieme al marito e pubblicati su Instagram, la coppia ha commentato la morte di Ramy Elgaml, il 19enne morto durante un inseguimento dei carabinieri a Corvetto. Vi si legge che «l'uccisione di Ramy da parte dello Stato rappresenta la punta di un iceberg» e che le periferie sono diventate «luoghi di confinamento e controllo». Sono passaggi che, secondo gli investigatori, vanno letti nel quadro complessivo delle attività online contestate.
Gli inquirenti stanno inoltre verificando eventuali collegamenti tra la presunta mente del movimento e l'inchiesta della procura di Genova sull'associazione di Mohammad Hannoun, chiusa e posta sotto sequestro, e sui finanziamenti destinati ad Hamas. Hannoun è in carcere insieme ad altre tre persone e respinge ogni responsabilità. La procura genovese ha chiesto a quella milanese gli atti relativi all'inchiesta che ha portato al fermo di Siher, per accertare se vi siano stati contatti tra il movimento e i gruppi accusati di aver finanziato Hamas. Secondo uno degli avvocati della difesa nell'indagine genovese, il nome di Siher non emergerebbe finora nelle oltre 40mila pagine di quel fascicolo.
Le posizioni indicate dall'accusa restano da verificare nel corso del procedimento, e la decisione del giudice sulla convalida sarà il primo passo di una vicenda giudiziaria che coinvolge due procure e due filoni d'indagine distinti.
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