Un sabato ad alta tensione, segnato da blitz, percorsi improvvisati e scontri con le forze dell'ordine in diverse città italiane. Il bilancio della giornata di mobilitazione lanciata dal Movimento 17 ottobre parla di nove arresti, 87 denunce, oltre 4.000 persone identificate e 371 persone portate e trattenute in Questura, tra cui 110 minorenni. Non si è però ripetuta la guerriglia e i saccheggi visti una settimana prima a Milano, dove le scene di violenza avevano occupato le cronache dei giorni precedenti.
La strategia del movimento, definito fluido, ha comunicato le piazze all'ultimo minuto, generando momenti di forte attrito. A Roma la tensione è esplosa nei pressi di via XX Settembre, quando i manifestanti hanno lanciato bottiglie e altri oggetti contro il cordone di polizia che impediva di raggiungere la stazione Termini. Poco prima, un'irruzione nel Parco del Colosseo fino all'Arco di Costantino era stata subito rientrata. A Bologna si sono registrati cassonetti incendiati, cariche della polizia e un ragazzo ferito. Tensione anche a Torino, Milano e Firenze, mentre a Napoli, Padova e Bari non si sono segnalati particolari problemi. Le fonti riportano anche decine di feriti tra manifestanti e forze dell'ordine e ingenti danni, dettagli che completano il quadro della giornata.
Nel pomeriggio, prima della partenza dei cortei, di cui non erano stati anticipati i percorsi, la Polizia ha fermato il presunto ideatore della pagina Instagram del movimento. Si tratta di Youssef Siher, trentenne giornalista freelance italiano di seconda generazione di origine marocchina, residente in provincia di Brescia. Secondo quanto riportato, è sospettato di aver avuto in passato un ruolo di raccordo con il mondo antagonista per le manifestazioni Pro-Pal e sarebbe legato ai Fratelli Musulmani. Si tratta, allo stato, di sospetti riferiti dagli inquirenti e non di accertamenti giudiziari definitivi.
La premier Giorgia Meloni ha commentato sui social: «Il diritto di manifestare va sempre garantito», ringraziando il Viminale e le forze dell'ordine. Riferendosi alle polemiche sul rafforzamento della presenza dell'Esercito nelle città, ha scritto: «Curioso che a preoccupare siano i militari che contribuiscono alla sicurezza dei cittadini anziché i violenti che cercano di trasformare le nostre piazze in luoghi di scontro». Ha inoltre ringraziato il personale dell'Esercito impegnato nell'operazione Strade Sicure, definendone la presenza «una garanzia per gli italiani». Sulla stessa linea il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, che ha espresso il proprio plauso alle forze dell'ordine: «Le forze di polizia sono riuscite a isolare e contenere le frange di violenti con equilibrio e competenza. In Italia non può esserci spazio per chi si illude di agire nell'impunità e in zone franche».
Sul fronte politico, il dibattito si è concentrato anche sulla questione del volto scoperto durante le manifestazioni. Fratelli d'Italia, con l'esponente torinese Montaruli, ha rivendicato la scelta di manifestare sempre a volto scoperto, definendo irresponsabile una dichiarazione video di AVS, collegata alla campagna nazionale «Nessuno resti nascosta», partita da altre città e giunta a Torino proprio in una giornata di forte tensione.
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