Il caso Garlasco non è mai stato davvero chiuso. A quasi vent'anni dall'omicidio di Chiara Poggi, una nuova inchiesta della Procura di Pavia sta mettendo sotto esame il lavoro dei Ris e di alcuni carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. Al centro delle indagini ci sono due analisi del 2007 che smentivano la presenza del Dna di Chiara sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, analisi che non furono mai depositate agli atti. La scoperta ha portato al sequestro di quattro faldoni di archivio parallelo negli uffici del Ris di Parma, tra cui una «valutazione psicologica» effettuata all'insaputa della magistratura.

Il comandante generale dell'Arma, Salvatore Luongo, ha rotto il silenzio lunedì sera al Tg1. «Chi ha sbagliato ne risponderà in ogni sede, perché la tutela della legalità viene prima di ogni cosa», ha dichiarato, respingendo ogni ipotesi di insabbiamento. Luongo ha difeso l'istituzione ma ha anche ammesso che «eventuali errori o condotte illecite di singoli non devono intaccare l'onorabilità di migliaia di carabinieri». A scavare sulle indagini del 2007 sono oggi gli uomini del Nucleo investigativo di Milano, un segnale che l'Arma non intende proteggere eventuali responsabili.

L'inchiesta non riguarda solo i Ris. Sotto accusa ci sono anche alcuni carabinieri della sezione di polizia giudiziaria di Pavia, sospettati di aver incassato parte di una somma stanziata dalla famiglia di Andrea Sempio, il nuovo indagato, per sviare le indagini del 2017. Ma è il backstage dei primi accertamenti a destare maggiore preoccupazione. La «valutazione psicologica» di Alberto Stasi, redatta dalla criminologa milanese Alessandra Bramante, all'epoca giovane psicologa, contiene giudizi definiti sconcertanti per superficialità. Tra questi, la definizione di «regali stravaganti» per il completino intimo e il vibratore ricevuti da Chiara, e l'attribuzione a Stasi di «ambivalenza e contraddizioni rispetto al sesso» di cui non c'è traccia negli atti, ma che richiamano voci sull'omosessualità del giovane circolate all'epoca e persino indicate come movente dell'omicidio.

Chi abbia commissionato quella consulenza non è scritto nei documenti. Si sa però che Bramante era legata da buoni rapporti con Luciano Garofano, allora comandante dei Ris, che prese il controllo dell'indagine nonostante il pm di Vigevano Rosa Muscio avesse preteso di arruolare come consulenti due ufficiali a lui sottoposti, Alberto Marino e Aldo Mattei. È Garofano a firmare le relazioni inviate alla Muscio in cui non si fa cenno alle controanalisi sui pedali della bicicletta di Stasi. Le tredici pagine della Bramante arrivano comunque ai Ris, ma non vengono depositate.

Un altro elemento cruciale riguarda la distruzione dei reperti. L'invio in discarica del materiale raccolto sulla scena del crimine sarebbe avvenuto, secondo alcune versioni, solo dopo la sentenza definitiva. Ma l'autorizzazione alla distruzione venne data nel 2022, mentre già nel 2016 tutto era finito nella spazzatura. A ordinarlo sarebbe stato il colonnello Alberto Marino, lo stesso che il 20 agosto 2007 aveva effettuato le due analisi negative sui pedali e che non le ha mai depositate. Ora il verbale di interrogatorio di Marino, insieme a quelli di Garofano e degli altri investigatori dell'epoca, è in un nuovo fascicolo d'inchiesta. Altri interrogatori sono in programma. La Procura di Pavia è convinta che il caso Garlasco non sarà mai davvero chiuso fin quando non si capirà cosa accadde dietro le quinte.

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Esteri e sport

Davide Orsini — esteri e sport, Filo Civico.