Il Movimento 17 ottobre cambia strategia e annulla le piazze annunciate per sabato. Con un post pubblicato sui propri canali social, il collettivo nato dopo gli scontri dello scorso fine settimana a Milano ha fatto sapere che i luoghi indicati negli appelli non saranno più validi e che le nuove destinazioni saranno comunicate solo all'ultimo momento. L'obiettivo dichiarato è prendere di sorpresa il piano di sicurezza predisposto dalle autorità, in particolare per le manifestazioni in programma a Milano e a Bologna.

Secondo quanto spiegato dagli organizzatori, alle 14.30 di sabato, in ogni città, saranno resi noti tre punti di concentramento distinti, comunicati solo mezz'ora prima. I partecipanti dovranno organizzarsi con il proprio gruppo di riferimento — collettivo, organizzazione, gruppo spontaneo o semplice cerchia di amici — e dirigersi verso il punto geograficamente più vicino. Alle 15.30 sarà poi comunicata la piazza finale, dove i tre concentramenti confluiranno in un unico corteo. «Non vi troverete nessuno di noi e troverete molti di loro», avvertono gli organizzatori riferendosi a piazza Duomo a Milano, piazza Nettuno a Bologna e agli altri luoghi già indicati.

La decisione di revocare le piazze arriva dopo l'approvazione, martedì 20 ottobre, di un nuovo decreto-legge sulla sicurezza da parte del Consiglio dei ministri. Il provvedimento introduce un nuovo reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, con pene fino a cinque anni di carcere, estende il fermo preventivo e prevede 500 militari in più per Milano. Per il Movimento 17 ottobre si tratta di «un pugno autoritario contro chi dissente, di una durezza che non si vedeva dall'epoca del fascismo». Il collettivo sostiene che il governo abbia scelto di rispondere al disagio di una generazione «con i soldati, le manette e i decreti» e che l'obiettivo sia «militarizzare le nostre piazze prima ancora che si riempiano».

La strategia annunciata si ispira al principio «be water»: un movimento fluido lo è anche nelle piazze, spiegano gli organizzatori. «Non ci hanno fermato con le leggi. Non ci fermeranno con i blindati. Sabato. Quando lo diremo noi. Dove lo diremo noi», si legge nel post. Il collettivo motiva la scelta anche con ragioni di tutela collettiva: «Non vogliamo offrire bersagli» e «una piazza che si muove, si incontra e si ricompone è una piazza che pensa, cresce e discute politicamente e non una piazza che aspetta di essere circondata».

L'attenzione delle autorità resta alta. Le manifestazioni sono attese a Milano, Roma, Bologna, Bari e in altre città italiane. Nelle prefetture si lavora per predisporre, su ogni territorio a rischio, il piano per l'ordine pubblico. Si temono anche convocazioni fasulle da parte di soggetti propensi alla violenza, i cosiddetti «falsi allarmi», che potrebbero complicare la gestione della giornata. Il sindaco di Milano Beppe Sala aveva espresso preoccupazione per la manifestazione nel capoluogo lombardo, dove dopo le devastazioni del fine settimana scorso potrebbero confluire studenti, gruppi di maranza e antagonisti vari.

Il Movimento 17 ottobre ribadisce comunque l'intenzione di scendere in strada: «Non rinunciamo a scendere in strada: cambiamo il modo in cui lo facciamo». La piazza, concludono gli organizzatori, «è nostra e non intendiamo consegnarla a chi la vuole trasformare in un recinto».

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Autore

Cronaca e giustizia

Giulia Sanna — cronaca e giustizia, Filo Civico.