La Procura di Velletri indaga per istigazione al suicidio contro ignoti sulla morte di Denise Cosco, la donna di 35 anni figlia di Lea Garofalo, la testimone di giustizia sequestrata, torturata e uccisa nel 2009 dopo aver sfidato la 'ndrangheta. Denise è morta domenica scorsa dopo essersi lanciata dal balcone della casa di Ariccia, in provincia di Roma. Non ha lasciato biglietti né messaggi, un elemento che secondo gli inquirenti rende necessario fare piena chiarezza sulle circostanze della caduta.
L'appartamento è stato posto sotto sequestro. Durante il sopralluogo, i carabinieri hanno acquisito un secondo cellulare, trovato scarico in un cassetto, che sarà analizzato insieme al telefono principale per verificare i contatti e ricostruire le ultime ore di vita della donna. L'inchiesta, coordinata dalla Procura di Velletri, procede contro ignoti per il reato di istigazione al suicidio, ipotesi che non implica al momento l'individuazione di un sospettato.
Denise Cosco era ancora adolescente quando ebbe il coraggio di testimoniare in tribunale contro il padre e gli zii, tra i responsabili dell'omicidio della madre. La sua vicenda personale è legata a doppio filo a quella di Lea Garofalo, uccisa dalla 'ndrangheta per essersi ribellata al clan. Dal 2018 Denise era uscita dal programma di protezione e stava ricostruendo una vita lontano dalle misure di sicurezza: era diventata madre e aveva un compagno.
Il suo avvocato ha commentato l'iniziativa della Procura, affermando che «fa bene la procura ad andare avanti» con gli accertamenti. La posizione del legale conferma la volontà di non archiviare rapidamente il caso e di verificare ogni elemento utile a chiarire se vi siano state condotte di terzi in grado di aver indotto la donna al gesto estremo.
La morte di Denise Cosco riporta l'attenzione sulla condizione dei familiari dei testimoni di giustizia, spesso esposti a pressioni e a un isolamento che può proseguire anche dopo la fine dei programmi di protezione. La Procura di Velletri dovrà ora esaminare i dispositivi sequestrati e ascoltare eventuali persone informate sui fatti per ricostruire i contatti intercorsi nei giorni precedenti la caduta dal balcone.
