Un uomo marocchino di oltre sessant'anni, residente da circa dodici anni nel Trevigiano ma senza più un regolare permesso di soggiorno, è tornato in Marocco grazie alla mediazione del sindaco di Pieve di Soligo, Stefano Soldan. Il primo cittadino ha raccontato i dettagli della vicenda, definendola un caso di «remigrazione» più che di semplice rimpatrio. L'amministrazione comunale ha avviato le procedure di verifica con i carabinieri e gli uffici competenti, accertando che l'uomo potesse partire da Venezia alla volta di Rabat.
Secondo quanto ricostruito, l'uomo si è presentato in municipio per chiedere un alloggio. Al rifiuto del sindaco, ha proposto egli stesso di tornare in patria in cambio di un biglietto aereo. «La casa non te la do», ha riferito Soldan di avergli risposto, «allora lui ha rilanciato: se mi dai un biglietto torno a Rabat». L'incontro decisivo è avvenuto lunedì mattina, quando l'uomo si è presentato davanti al municipio per chiedere il biglietto. Da lì è partita la procedura che ha portato alla partenza il mercoledì successivo.
Il sindaco ha spiegato di aver voluto verificare la posizione dell'uomo, controllando la fedina penale e i documenti. «Sono 12 anni che amministro la comunità e l'uomo andava e veniva. Diciamo anche con qualche precedente oramai alle spalle», ha dichiarato. Soldan ha poi aggiunto: «Che sia marocchino, thailandese, italiano non importa. Per me sono tutti uguali». Tuttavia ha precisato: «Se in 12 anni non hai trovato lavoro in un territorio in cui se cerchi lavoro lo trovi domani mattina, qualcosa non torna».
Un ruolo determinante è stato svolto da Mohammed Hammouch, assessore comunale e presidente dei Giovani italo-marocchini, che ha tradotto i documenti in arabo e ha facilitato il dialogo con l'uomo. Hammouch è stato uno dei tre italiani invitati al compleanno del Re del Marocco. Il giorno della partenza, l'uomo è stato accompagnato ai servizi sociali per una doccia, alcuni imprenditori locali gli hanno regalato dei vestiti e il sindaco gli ha pagato un toast e una coca. I vigili urbani lo hanno poi preso in carico fino alla partenza.
Il costo complessivo dell'operazione è stato di circa 250 euro: 172 euro per il biglietto aereo, 50 euro per il treno e la restante parte messa di tasca propria dal sindaco. «Così facendo abbiamo risolto i problemi della comunità», ha commentato Soldan, precisando di aver scoperto che l'uomo si recava ogni giorno dal parroco a chiedere 10 euro. «Abbiamo tutelato, con questo accordo bonario, anche la sua dignità», ha aggiunto.
Il sindaco ha voluto chiarire che la sua non è una presa di posizione politica. «Sono un umile sindaco, non ho i poteri del ministero dell'Interno», ha detto. Soldan, segretario provinciale dell'Udc, ha poi lanciato un messaggio ai colleghi: «Siamo 8mila sindaci in Italia se facessimo, laddove possibile, questa pratica una volta a settimana avremmo 8mila problemi in meno ogni sette giorni». La vicenda ha suscitato interesse per il suo carattere pragmatico e per la soluzione trovata al di fuori dei canali istituzionali ordinari.
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