La visita ai cimiteri del 2 novembre, giorno che la Chiesa dedica alla preghiera per i defunti, è un gesto antico quanto l'umanità. Secondo l'articolo pubblicato da Libero, solo gli esseri umani, fin dalla notte dei tempi, hanno custodito i corpi dei propri morti in sepolture cariche di valore simbolico e spirituale, trasmesso di generazione in generazione per onorare padri e antenati.

Il testo sostiene che le pratiche funerarie arcaiche mostrano come i corpi non fossero semplicemente affidati alla terra, ma trattati come se le persone continuassero a esistere in una forma, in un passaggio rituale verso un aldilà misterioso. Da qui, sempre secondo l'autore, sarebbero nate le religioni naturali arcaiche e i loro culti, origine della civiltà umana. Con la rivelazione cristiana, il mistero dell'oltretomba si sarebbe illuminato, con l'annuncio della resurrezione finale di tutti i morti, mentre la memoria dei defunti diventa nel cristianesimo un dialogo attuale fondato sulla preghiera tra i viventi di questa terra e quelli di un'altra dimensione.

L'articolo richiama una citazione di don Giuseppe De Luca, secondo cui anche il più piccolo paese ha, nel suo camposanto, una popolazione di abitanti «vivi nella luce di Dio», e che i morti restano presenti nelle case, nelle vie e nei campi. In questa prospettiva, i cimiteri delle comunità cristiane, soprattutto italiane, rappresentano il significato della parola patria: la terra in cui riposano i padri e gli avi, la cui eredità di spiritualità, bellezza, storia e civiltà costituisce l'identità dei popoli. Il testo cita anche Giovanni Paolo II, che definiva il patriottismo una pietas legata al comandamento di onorare il padre e la madre.

Nel quadro delineato dall'editoriale, l'Occidente sarebbe attraversato da uno scontro di civiltà interno, in cui religiosità e patrie sarebbero minacciate. Il comunismo, nel Novecento, avrebbe provato a cancellarle fallendo, mentre oggi, secondo l'autore, le stesse basi sarebbero attaccate dal nichilismo globale. Il pezzo accusa partiti progressisti, élite e tecnocrazie globaliste di voler guidare popoli e Stati anche attraverso poteri sovranazionali privi di investitura popolare, e di puntare sull'immigrazione, in particolare musulmana, per indebolire le identità occidentali.

L'articolo sostiene inoltre che la globalizzazione sia oggi in crisi e che il malcontento dei popoli europei derivi dalle politiche imposte da circa trent'anni dal globalismo e dall'Unione europea, subite dagli Stati e in alcuni casi avallate da governi e partiti. Il fallimento di tali politiche riporterebbe al centro le nazioni. Il pezzo richiama anche il discorso di Giovanni Paolo II all'Onu del 5 ottobre 1995 e la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948. Si tratta, va precisato, di una posizione d'opinione espressa dall'autore e non di una ricostruzione fattuale di eventi o decisioni istituzionali.

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Autore

Cronaca e giustizia

Giulia Sanna — cronaca e giustizia, Filo Civico.