Arriva nelle sale italiane Primetime, il film diretto da Lance Oppenheim e interpretato da Robert Pattinson nei panni del giornalista televisivo Chris Hansen. La pellicola, distribuita da I Wonder Pictures, ricostruisce la storia di To Catch a Predator, il programma della NBC che nei primi anni Duemila attirava uomini convinti di incontrare minorenni e li faceva invece trovare davanti alle telecamere, alla polizia e allo stesso Hansen. Una formula che divenne popolarissima negli Stati Uniti, fino a un'operazione in Texas conclusa con la morte di un procuratore.
Per capire Primetime bisogna tornare al 2004, l'anno in cui Dateline NBC cominciò a collaborare con Perverted Justice, un gruppo di volontari che entrava nelle chat fingendosi adolescente. Gli adulti che avviavano conversazioni sessuali con quei falsi minorenni venivano invitati in una casa preparata per l'operazione. Ad aspettarli trovavano Chris Hansen, che entrava, chiedeva all'uomo di sedersi e cominciava a leggergli parti delle conversazioni avvenute online. Dietro le pareti c'erano telecamere nascoste; nelle operazioni successive intervenivano anche le forze dell'ordine. Era televisione potentissima, e anche profondamente controversa: il pubblico assisteva alla caduta di uomini colti mentre pensavano di andare a incontrare un ragazzino o una ragazzina. Il programma aveva quindi una funzione evidente di denuncia, ma costruiva contemporaneamente suspense, umiliazione pubblica e spettacolo intorno a quelle catture.
Primetime parte proprio da questa contraddizione. Il Chris Hansen interpretato da Pattinson vede il successo crescere e sente la pressione di trovare casi sempre più impressionanti. Il film immagina quella ricerca come una corsa verso un obiettivo sempre più grande, fino a qualcosa che nessuno riesce più a controllare. Non si tratta però di una ricostruzione fedele scena per scena: Oppenheim prende persone ed eventi reali e li trasforma in un racconto sulla televisione, sull'ambizione e su quanto possa diventare sottile il confine tra giornalismo d'inchiesta e spettacolo.
L'evento reale che ispira la parte più drammatica della storia avvenne il 5 novembre 2006 in Texas. Louis William «Bill» Conradt Jr., 56 anni, era un importante procuratore della contea di Rockwall. Aveva avuto una conversazione sessualmente esplicita online con qualcuno che credeva fosse un ragazzo di 13 anni. In realtà stava comunicando con una persona adulta coinvolta nell'operazione di To Catch a Predator. Conradt, però, non si presentò nella casa utilizzata per la trappola. La situazione prese allora una piega diversa dalle normali operazioni viste nel programma. La polizia raggiunse la sua abitazione a Terrell per arrestarlo e una troupe di Dateline NBC si trovava all'esterno per documentare ciò che sarebbe successo. Durante l'ingresso degli agenti, Conradt si tolse la vita.
Quella morte aprì una discussione enorme. La sorella Patricia Conradt fece causa alla NBC chiedendo 105 milioni di dollari. Nel 2008 il giudice federale Denny Chin permise che alcune delle accuse principali proseguissero, osservando che una giuria avrebbe potuto ritenere che NBC avesse superato il limite tra giornalismo responsabile e un'ingerenza irresponsabile nelle operazioni della polizia. La causa venne poi chiusa con un accordo economico i cui termini non furono resi pubblici. È importante anche correggere un dettaglio spesso semplificato: la morte di Conradt non provocò la cancellazione immediata di To Catch a Predator. Altre puntate andarono in onda successivamente e il ciclo originale terminò nel 2007. Negli anni sono state indicate diverse ragioni per la fine del programma, dalla causa alle perplessità degli inserzionisti, mentre Hansen ha sempre sostenuto che il format avesse semplicemente completato il proprio percorso.
Proprio per questo Primetime non cerca una risposta semplice. Oppenheim non racconta Hansen soltanto come un giornalista impegnato a smascherare persone potenzialmente pericolose, né lo trasforma semplicemente nel cattivo della storia. Gli interessa osservare cosa succede quando una missione giornalistica comincia a essere valutata anche attraverso ascolti, concorrenza e necessità di superare ciò che è stato mostrato la settimana precedente. Il regista ha spiegato così la propria idea: «Volevamo catturare un'istantanea dell'ecosistema mediatico del 2006 e descriverlo come qualcosa di affascinante ma anche silenziosamente pernicioso: un mondo in cui l'incentivo è sempre quello di superare qualsiasi orrore della settimana precedente. Nel film, persino la rivalità tra Stone Phillips e Chris diventa una sorta di gara a chi riesce a proporre la storia più allettante e quella pressione si insinua nel modo in cui ogni personaggio concepisce il proprio lavoro e la propria moralità».
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