Il massacro del 7 ottobre 2023 al Nova Music Festival arriva questa sera in televisione su Rete4, in seconda serata, all'interno di uno speciale di approfondimento condotto da Nicola Porro e introdotto dai commenti di Paolo Mieli e Toni Capuozzo. Al centro della puntata c'è la messa in onda di «We Will Dance Again», il documentario del regista israeliano Yariv Mozer che ricostruisce minuto per minuto l'attacco terroristico compiuto da Hamas al rave nel deserto del Negev.
Il film, recente vincitore dell'Outstanding Current Affairs Documentary ai News & Documentary Emmy Awards 2025 e di un premio della Television Academy per l'impatto sociale della storia, è costruito senza filtri né ricostruzioni edulcorate. Mozer intreccia le testimonianze dirette dei sopravvissuti a una mole imponente di materiale audiovisivo reale: i video girati con i cellulari dalle stesse vittime, le ultime immagini registrate prima della tragedia e i filmati realizzati dagli stessi assalitori. Il risultato mostra in modo drammatico come i militanti abbiano sfondato la recinzione con la Striscia di Gaza in oltre sessanta punti diversi, bloccando le vie di fuga e trasformando strade e campi in trappole mortali.
Il Nova Music Festival, noto anche come Supernova Festival, era un evento di musica elettronica a cui partecipavano circa 3.500 giovani. Quella che doveva essere una festa all'alba, vissuta tra musica e libertà, si è trasformata in pochi istanti in un incubo: l'assalto improvviso dei terroristi ha provocato la morte di oltre 360 ragazzi, mentre 44 persone sono state prese in ostaggio e centinaia sono rimaste ferite o disperse. Numeri che il documentario restituisce attraverso le voci di chi era presente, senza mediazioni narrative.
Tra i momenti di maggiore commozione emergono storie di eroismo e sacrificio. Come quella di Osama, un beduino del Negev che ha tentato di salvare un gruppo di giovani nascosti in un bunker parlando in arabo ai terroristi, prima di essere catturato, torturato e ucciso. O come il sacrificio del ventenne Aner Shapira che, dentro un rifugio affollato, ha raccolto e rilanciato a mani nude otto granate lanciate dai terroristi, prima che la nona gli esplodesse tra le mani, salvando la vita a decine di ragazzi.
«We Will Dance Again» si presenta come un atto di resistenza civile e di memoria collettiva. Il titolo riprende la promessa solenne fatta dai sopravvissuti: tornare a ballare non per dimenticare, ma per affermare la vita, la comunità e la libertà di fronte al trauma dell'odio. La scelta di Rete4 di programmare il documentario in prima serata, con un'introduzione affidata a due firme del giornalismo italiano come Mieli e Capuozzo, colloca la ricostruzione dei fatti nel solco della memoria pubblica del 7 ottobre, una data che continua a interrogare la coscienza collettiva.
La messa in onda arriva a distanza di tempo dall'attacco e si inserisce in un dibattito mai chiuso sulle responsabilità e sulle conseguenze di quella giornata. Il documentario non si limita a raccontare l'orrore, ma restituisce volti, nomi e storie di chi ha perso la vita o è sopravvissuto, sottraendo le vittime all'anonimato delle statistiche. Per il pubblico italiano è l'occasione per seguire una ricostruzione basata su materiali originali e testimonianze dirette, lontana da semplificazioni e da toni spettacolari.
3
