Anche Italiana Petroli fisserà un tetto ai prezzi di vendita di benzina e gasolio lungo la propria rete di distribuzione. L'annuncio è arrivato dal gruppo Socar, la compagnia energetica statale dell'Azerbaigian che controlla IP dopo averne finalizzato l'acquisizione lo scorso 8 maggio da API Holding. La decisione segue quella di Eni, che nei giorni scorsi aveva introdotto un price cap sui carburanti commercializzati da Enilive, e risponde all'appello del governo italiano a favore di famiglie e imprese.

Secondo quanto si apprende, lo sconto potrà riguardare un potenziale di circa 8.500 punti vendita in Italia: ai circa 4.000 Eni/Enilive si aggiungono 4.500 stazioni a marchio IP su un totale di circa 22mila distributori presenti sul territorio nazionale. La rete complessivamente coinvolta dalla misura corrisponde a circa il 39% dei distributori italiani. L'attenzione degli operatori è ora rivolta al comportamento degli altri grandi nomi della filiera, a partire da Esso, che potrebbe aderire al meccanismo.

Nel comunicato diffuso da Socar si spiega che il limite «verrà applicato progressivamente, a partire dalla rete a marchio IP», garantendo supporto ai partner e ai gestori. Il valore del tetto sarà stabilito in base alle diverse esigenze, con l'obiettivo dichiarato di «garantire la sopravvivenza della filiera, costituita da migliaia di operatori». La compagnia azera ha inoltre annunciato che saranno studiate le modalità più efficaci per estendere il meccanismo alle stazioni a marchio Esso e agli altri operatori che si riforniscono da IP e distribuiscono attraverso i propri marchi in tutto il Paese.

La decisione di Socar viene presentata come un rafforzamento dell'impegno verso l'Italia, in un contesto in cui i prezzi dei carburanti restano straordinariamente alti da oltre sei mesi a causa della forte instabilità geopolitica che pesa sulle catene di approvvigionamento globali. La premier Giorgia Meloni ha commentato la mossa definendola un «segnale importante» e assicurando che il governo continuerà a sostenere famiglie e imprese. L'esecutivo aveva sollecitato nei giorni scorsi un intervento volontario dei petrolieri per calmierare i listini alla pompa.

La misura di Eni, anticipata come operativa da lunedì 28 settembre, aveva già acceso i riflettori sul tema del caro carburanti, con i prezzi alla pompa che nelle città italiane hanno continuato a salire: secondo i dati diffusi, un litro di benzina è passato da 2,154 euro a 2,158 euro nel giro di ventiquattro ore, con il diesel su valori analoghi. L'adesione di IP estende ora la copertura del price cap a una fetta significativa della rete nazionale, anche se resta da verificare l'effettiva entità degli sconti praticati stazione per stazione.

Il provvedimento si inserisce in una fase delicata per il settore energetico e per i consumatori, con il governo che continua a monitorare l'andamento dei prezzi e a chiedere ai principali operatori di seguire l'esempio di Eni e IP. Nelle prossime settimane sarà decisivo capire se anche gli altri grandi marchi della distribuzione carburanti decideranno di adottare limiti volontari ai prezzi, trasformando quella che oggi appare come una scelta di due gruppi in una tendenza più ampia capace di incidere concretamente sulla spesa degli automobilisti italiani.

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Autore

Redattore economia

Marco Bellini — redattore economia, Filo Civico.