Il governo ha chiesto al Parlamento di approvare uno scostamento di bilancio da quasi 29 miliardi di euro per il biennio 2027-2028, pari allo 0,3% del Pil per ciascuno dei due comparti, nell'ambito della flessibilità concordata con l'Unione europea. La richiesta è contenuta nel Documento programmatico di finanza pubblica approvato ieri in Consiglio dei ministri e trasmesso alle Camere. Il voto in aula sulla proposta di scostamento è atteso il 13 ottobre.

La decisione nasce dall'elevata incertezza del contesto globale, segnato da due conflitti e da tensioni geopolitiche che, secondo il governo, peggiorano leggermente le prospettive dell'inflazione nel breve periodo e richiedono all'Italia di rafforzare la resilienza del sistema Paese in materia di energia e difesa. «I mercati energetici restano sotto pressione e il graduale rientro dei prezzi del petrolio e del gas risulta più lento del previsto», si legge nel documento.

Per famiglie e imprese sono previsti 14,4 miliardi di interventi sull'energia, con investimenti sulle rinnovabili e misure per favorire l'uso del trasporto pubblico da parte degli studenti. Sulla difesa il programma prevede interventi su personale e investimenti, nell'ambito degli impegni assunti in sede Nato. Le simulazioni del ministero dell'Economia, nello scenario più avverso, ipotizzano una perdita dello 0,3% di Pil tra 2027 e 2028 con la prosecuzione dello shock energetico in corso con il conflitto in Medio Oriente.

Il Dpfp rivede al rialzo per il 2026 la crescita all'1%, mentre il rapporto deficit/Pil si attesta al 2,9%. Alla luce di questo scenario il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti avverte che il governo si prepara a una manovra «più prudente» rispetto alle ipotesi di spesa circolate nelle ultime settimane. Il documento traccia un aggiornamento delle stime macroeconomiche che tiene conto di un orientamento restrittivo della politica monetaria, a cui si è associato un rialzo dei rendimenti dei titoli pubblici, determinando condizioni finanziarie meno favorevoli.

Il testo individua anche condizioni favorevoli per l'Italia, a partire dall'uscita nel 2027 dalla procedura Ue per disavanzo eccessivo. Si esclude la necessità di una correzione dei conti nel 2027, mentre si ipotizza la possibilità di una manovra moderatamente espansiva nel 2028 e 2029. Si sottolinea inoltre che negli ultimi anni il sistema produttivo ha mostrato una maggiore capacità di adattamento agli shock esterni.

Lo scenario programmatico prevede un indebitamento netto, incluso l'utilizzo della Nec, al 3,4% per il 2027, al 3,2% per il 2028 e al 2,3% nel 2029. Escluso l'utilizzo della Nec, l'indebitamento netto è al 2,8% per il 2027, al 2,6% per il 2028 e al 2,3% nel 2029. Il tasso di crescita programmatico del Pil si attesta allo 0,8% nel 2027, allo 0,9% nel 2028 e allo 0,8% nel 2029.

Il debito pubblico programmatico è previsto al 138,1% a fine 2026 e al 138,5% nel 2027, per scendere al 137,9% nel 2028 e al 136,6% nel 2029. La temporanea ascesa del debito rispetto al 2025, con un picco atteso per il prossimo anno al 138,4%, è dovuta in larga parte all'impatto di cassa dei crediti di imposta connessi ai bonus edilizi, che si prevede essere massimo quest'anno.

La pressione fiscale, al 43,0%, aumenterà in misura molto lieve rispetto al 2025, con un contributo determinante fornito dagli sforzi volti a contrastare l'evasione fiscale, anche attraverso la promozione della tax compliance. Le entrate tributarie cresceranno nel 2026 in linea con il Pil nominale, per effetto di una crescita leggermente più ridotta delle imposte dirette, pari al 2,5%, e di una crescita molto dinamica delle imposte indirette, pari al 3,2%, che saranno trainate anche dall'espansione del gettito Iva.

La spesa per interessi nel 2026 risente in misura prevalente dell'andamento dell'inflazione e, negli anni successivi, incorpora gli effetti del rialzo dei rendimenti osservato sui mercati dei titoli di Stato e della conseguente traslazione verso l'alto dei tassi. Le altre componenti della spesa corrente registrano variazioni generalmente più contenute, ma alcune voci, in particolare la spesa pensionistica, risentono del nuovo profilo dell'inflazione.

Sul mercato del lavoro, l'analisi delle transizioni tra occupazione, disoccupazione e inattività conferma la fase favorevole dell'evoluzione. L'aumento dei passaggi dall'inattività verso la ricerca di lavoro e l'occupazione, unitamente alla riduzione della permanenza nell'inattività, segnala un rafforzamento della partecipazione e un più intenso coinvolgimento della popolazione nel mercato del lavoro. Nonostante i progressi conseguiti negli ultimi anni, permangono ampi margini per accrescere la partecipazione.

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Esteri e sport

Davide Orsini — esteri e sport, Filo Civico.