Il tetto volontario sui prezzi dei carburanti è già operativo in circa diecimila distributori in Italia e si sta estendendo progressivamente agli altri impianti. Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in un'intervista al quotidiano «La Sicilia», definendo la misura «un successo italiano che stupisce l'Europa».

Secondo il ministro, il risultato è stato possibile grazie all'adesione volontaria delle principali compagnie petrolifere attive nel Paese. Dopo Eni, hanno seguito l'esempio Ip, controllata dalla Socar dell'Azerbaijan, Q8 del Kuwait e Tamoil della Libia. Urso ha spiegato che la prima mossa spetta sempre allo Stato, come è avvenuto con il taglio delle accise, ma che si tratta di una misura di breve periodo, insostenibile sui tempi lunghi. Per questo il governo ha chiesto alle compagnie di intervenire direttamente, in modo volontario, ottenendo un riscontro che, a suo giudizio, conferma la credibilità dell'esecutivo e del Paese a livello internazionale.

Il ministro ha poi tracciato un confronto con la Francia, dove un tentativo analogo era stato annunciato circa sei mesi prima senza esito, perché il price cap di TotalEnergies non era stato seguito dagli altri operatori. In Italia, ha aggiunto Urso, la misura ha avuto piena riuscita e ora si sta allargando anche agli impianti che non vi avevano aderito in una prima fase.

Sul fronte delle forniture energetiche, Urso ha ricordato di aver convocato le raffinerie non appena è emersa la possibilità che il governo americano introducesse limiti alle esportazioni di carburante verso l'Unione europea. Dopo il G7, ha precisato, sembra essersi aperta una strada diversa, pur restando in un quadro emergenziale. Il ministro ha sottolineato la necessità di intervenire con misure efficaci e tempestive, citando come precedente il salvataggio dello stabilimento Isab di Priolo quando, ha detto, non c'erano più speranze.

Urso ha poi rivendicato la scelta di preservare il sistema di raffinazione nazionale in questi anni di governo Meloni, mentre altrove in Europa altre raffinerie venivano chiuse. Il riferimento è a Priolo e agli altri impianti rimasti in attività. Quando operatori stranieri hanno acquisito Saras e poi Ip, ha aggiunto, il governo ha applicato prescrizioni di Golden power a tutela della produzione e dei rifornimenti nazionali. Per questo, secondo il ministro, la produzione italiana di gasolio è ancora sufficiente e il Paese resta esportatore netto. Urso ha concluso affermando che il lavoro prosegue perché esistono altri rischi e altre esigenze da prevenire.

Il price cap sui carburanti si inserisce nel quadro delle misure adottate dall'esecutivo per contenere i prezzi alla pompa, in un contesto internazionale segnato dalle tensioni sulle forniture energetiche e dalle decisioni dei grandi produttori. La scelta di puntare sull'adesione volontaria delle compagnie, anziché su un obbligo normativo, rappresenta l'elemento distintivo rivendicato dal ministro rispetto alle esperienze di altri Paesi europei.

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Autore

Cronista di politica

Elena Ferraro — cronista di politica, Filo Civico.