Quasi una impresa metalmeccanica italiana su due subisce conseguenze significative dal conflitto in Medio Oriente. È quanto emerge dalla 179esima edizione dell'Indagine congiunturale sull'Industria Metalmeccanica e Meccatronica di Federmeccanica, riferita al secondo trimestre del 2026, che lancia un allarme sul futuro del settore e del Paese.

Secondo il documento, il 46% delle imprese intervistate ritiene significativi gli effetti del conflitto. Tra queste, il 34% prevede un impatto di lunga durata, mentre il 12% ne ipotizza una durata breve. Il 45% delle aziende considera l'impatto moderato e il 9% lo giudica nullo. Nella precedente rilevazione le imprese avevano indicato come principale conseguenza del conflitto l'aumento dei costi di energia, trasporti, logistica e assicurazioni.

L'indagine ha quindi approfondito se e in quale misura tali rincari siano stati trasferiti sui prezzi di vendita. Il 21% delle imprese non ha rilevato aumenti significativi dei costi, mentre il 6% ha dichiarato di non aver ancora potuto trasferire i maggiori costi sui prezzi. Il trasferimento è stato trascurabile nel 29% dei casi, fino al 10% del rincaro, ridotto nel 19%, tra il 10% e il 40%, e parziale nel 18%, tra il 40% e l'80%. Il restante 7% ha dichiarato di aver trasferito quasi integralmente, oltre l'80%, l'aumento dei costi di produzione sui prezzi di vendita.

Sul fronte produttivo, nel secondo trimestre del 2026 la produzione industriale italiana è rimasta fragile, con segnali di ripresa discontinui: il tono più vigoroso di inizio trimestre si è ridimensionato fino alla frenata di giugno. La produzione è comunque aumentata leggermente, sia in termini congiunturali (+0,4%) sia tendenziali (+0,5%).

Le attese per i prossimi mesi indicano un peggioramento della congiuntura di settore, con previsioni di calo dell'attività produttiva e ridimensionamento dell'occupazione. Scende al 26%, dal 32% della scorsa rilevazione, la quota di imprese che ha dichiarato un aumento delle consistenze in essere del portafoglio ordini. Resta elevata, pari all'11%, la percentuale di imprese che valuta «cattiva o pessima» la situazione della liquidità aziendale. Il 20%, inferiore al precedente 24%, prospetta incrementi di produzione, a fronte di un 27%, in salita dal 21%, che prevede invece contrazioni. Si conferma superiore al 70% la quota di imprese che non pensa di modificare la propria forza lavoro: il 13% prevede aumenti, a fronte del 14% che pronostica ridimensionamenti.

Il 23% delle imprese intervistate ha attivato procedure per crisi e/o ristrutturazione aziendale: il 12% ha già fatto ricorso agli ammortizzatori sociali, nel 3% dei casi è prevista un'attivazione nei prossimi tre mesi e il restante 8% ha dichiarato di essere in fase di valutazione. Nel periodo gennaio-giugno 2026 le ore di Cassa Integrazione Guadagni complessivamente autorizzate per gli addetti delle aziende metalmeccaniche sono diminuite del 22,1% rispetto all'analogo periodo del 2025. Le richieste di Cigs hanno però superato quelle di Cigo, rispettivamente 73,1 milioni e 50,7 milioni di ore. La crescita della Cigs è riconducibile soprattutto all'aumento delle ore autorizzate per riorganizzazioni e crisi aziendali (+62,6%), a fronte del calo di quelle destinate ai contratti di solidarietà (-33,7%).

Il confronto con l'Unione europea mostra un'inversione di tendenza. Dopo il ribasso dei primi tre mesi del 2026, nel secondo trimestre l'attività produttiva è cresciuta sia nel comparto manifatturiero (+1,3% congiunturale) sia in quello metalmeccanico (+1,6%), nonostante il rallentamento di giugno. La Germania ha mostrato un lieve recupero (+0,3%), mentre la Spagna ha segnato una ripresa più marcata (+3,3%). Francia e Italia hanno confermato i modesti risultati positivi del primo trimestre, rispettivamente +0,4% e +0,5%.

Nel primo semestre del 2026 le esportazioni metalmeccaniche italiane sono aumentate in media dell'8,3% rispetto al 2025, sostenute soprattutto dai mercati extracomunitari (+9,9%) rispetto a quelli dell'Unione europea (+6,9%). Le importazioni sono cresciute ancora di più (+11,9%) e il saldo dell'interscambio si è attestato a circa 23 miliardi di euro, sotto i 25 miliardi del primo semestre 2025. Tra i mercati Ue, le esportazioni sono aumentate verso la Francia (+11,0%), la Germania (+5,2%) e la Spagna (+3,5%). Tra i mercati extra Ue, crescono le vendite verso la Svizzera (+118,7%, grazie esclusivamente ai metalli preziosi), gli Usa (+4,2%), il Regno Unito (+2,0%) e la Turchia (+1,7%). Diminuiscono invece quelle verso Cina (-4,1%), India (-10,2%) e Giappone (-3,0%).

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Esteri e sport

Davide Orsini — esteri e sport, Filo Civico.