La Banca centrale europea si appresta ad alzare il costo del denaro nella riunione del Comitato direttivo di domani, portando i tassi di interesse al 2,75%, con un aumento di 25 punti base. La decisione appare ormai scontata tra gli operatori di mercato, mentre resta aperto il dibattito su ciò che accadrà nei prossimi mesi, in un contesto segnato dal prezzo del petrolio che ha superato la soglia dei 100 dollari al barile e dalle tensioni internazionali.
Secondo la maggior parte degli analisti, è probabile un ulteriore rialzo entro dicembre, che porterebbe i tassi al 2,74%, per poi arrivare al 3,10% entro settembre 2027. A frenare questa tendenza potrebbe però contribuire l'intenzione dei policymaker di Francoforte di contenere la corsa dei rendimenti dei titoli di Stato: quelli tedeschi sono saliti al 3,0323%, il livello più alto dal gennaio 2024, mentre i rendimenti dei titoli di Stato francesi hanno toccato un nuovo massimo degli ultimi 18 anni al 4,28% e i Btp italiani sono arrivati al 4,21%. Questo elemento potrebbe fungere da deterrente a un inasprimento ulteriore della politica monetaria.
Molto dipenderà dalle nuove stime di crescita che verranno fornite domani e dalle parole della presidente Christine Lagarde in conferenza stampa. Gli esperti si aspettano che il numero uno dell'Eurotower ribadisca la necessità di un approccio "data dependent", con ogni futura decisione presa in base ai dati economici in arrivo. Secondo Nadia Gharbi, Senior Economist di Pictet Wealth Management, il Consiglio direttivo ribadirà probabilmente che la decisione lascia la Bce "in una posizione favorevole per affrontare l'incertezza causata dal conflitto", ma Lagarde dovrebbe assumere un tono hawkish, soprattutto alla luce degli sviluppi sui mercati energetici.
I rischi per le previsioni sui tassi, ha proseguito Gharbi, "pendono verso un terzo rialzo a dicembre. Più a lungo le interruzioni nello Stretto di Hormuz manterranno elevati i prezzi dell'energia, maggiore sarà la probabilità di un aumento di 25 punti base nel dicembre 2026. Tuttavia, questo non è ancora il nostro scenario di base". Di diverso avviso Laura Cooper, Global Investment Strategist di Nuveen, secondo cui cosa accadrà dopo la decisione della Bce "è meno chiaro, con i mercati che stanno scontando ulteriori rialzi non supportati dai dati che stanno emergendo". L'inasprimento che dovrebbe essere deciso domani potrebbe essere più "a scopo precauzionale" che "un segnale di ripresa di un ciclo restrittivo". I dati, ha aggiunto, "non giustificano ulteriori strette: gli indici dei prezzi PMI, la crescita dei salari negoziati e le aspettative di inflazione basate sui sondaggi indicano tutti un allentamento delle pressioni sui prezzi sottostanti".
Dave Chappell, Senior Portfolio Manager di Columbia Threadneedle Investments, ritiene che qualsiasi decisione della Bce "sarà probabilmente accompagnata da un chiaro segnale che la politica monetaria continuerà a essere guidata da un approccio data dependent e riunione per riunione", anche se "più a lungo i prezzi dell'energia rimarranno elevati, maggiori saranno i rischi di effetti secondari". Secondo Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, le stime di crescita che dovrebbe fornire la Bce "potrebbero essere riviste leggermente al rialzo, a circa lo 0,9% nel 2026 e all'1,4% nel 2027". Il quadro dell'inflazione appare invece più complesso: leggermente più favorevole nel 2026, quando è attesa al 2,9%, ma più persistente negli anni successivi, man mano che l'aumento dei prezzi del gas si rifletterà nelle ipotesi alla base delle proiezioni.
Marco Turatti, Senior Market Specialist di, sostiene che "per i prossimi mesi resta aperta la possibilità di uno scenario di politica monetaria esplicitamente restrittiva, che potrebbe essere spinto dalle evoluzioni dei prezzi di petrolio e gas naturale". Un ulteriore elemento da monitorare saranno le nuove proiezioni: "Numeri in linea con quelli di giugno indicherebbero che Francoforte continua a non rilevare effetti secondari e duraturi sull'inflazione". Sullo sfondo, il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato europei esercita già un effetto restrittivo sull'economia e potrebbe spingere la Bce a muoversi con maggiore cautela, evitando un percorso di rialzi troppo aggressivo nei prossimi mesi.
