Il governo intende utilizzare i fondi resi disponibili dalla flessibilità europea sull'energia anche per sostenere le famiglie colpite dal caro bollette, e non soltanto per finanziare investimenti. Lo ha dichiarato il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, a margine dell'audizione sul Documento programmatico di finanza pubblica nelle Commissioni Bilancio congiunte, spiegando che l'esecutivo sta discutendo con Bruxelles un set ampio di misure nell'ambito della National Escape Clause.
La costruzione della prossima manovra è legata a doppio filo alla trattativa in corso sulle modalità di utilizzo della flessibilità concessa dall'Unione europea. Il Parlamento voterà martedì 13 la richiesta di scostamento di bilancio da 29 miliardi di euro su energia e difesa per il 2027 e il 2028. «Vorremmo che ci sia la possibilità di usare la Nec anche per andare incontro alle esigenze delle famiglie che hanno avuto questo tipo di shock sull'energia», ha detto Giorgetti. «Se l'Europa dice no, le famiglie facciano da loro, secondo me è una risposta sbagliata. Io vivo in mezzo alla gente normale».
L'approdo in Consiglio dei ministri del testo della legge di bilancio, in teoria atteso entro il 20 ottobre, potrebbe slittare anche oltre quella data, che è la scadenza entro la quale la Ue attende il documento. «Facciamo il nostro meglio, in base a come evolve questa vicenda, che è abbastanza importante. Come si articolerà la Nec sull'energia ci saranno alcune misure piuttosto che altre. Abbiamo un set ampio di misure che abbiamo proposto e di cui stiamo discutendo. Cercheremo di arrivare entro il 20 ottobre ma questa vicenda ovviamente ci condiziona», ha spiegato il titolare del Mef. «Vorrei presentare una legge di bilancio che abbia dei contorni definiti. La discussione con la Commissione sta andando avanti, ci sarà un Consiglio europeo in settimana, magari ne parleranno».
Quanto alle possibili coperture del testo, si ipotizza la richiesta di un contributo a banche e assicurazioni. «Tutti quelli che avranno possibilità di contribuire in questo momento, contribuiranno», ha affermato Giorgetti, aggiungendo che «non siamo più nell'età dell'oro in cui gli scostamenti si potevano fare perché non esistevano le regole». Il ministro ha anche rivendicato l'approccio prudente ai conti pubblici seguito nel corso della legislatura: «Negli ultimi anni la crescita effettiva si è mantenuta in linea, e in alcuni casi al di sopra delle previsioni formulate nei precedenti documenti del governo, a conferma di un'impostazione improntata alla prudenza».
Il quadro che emerge dal Documento programmatico di finanza pubblica, secondo Giorgetti, è quello di «un Paese che, pur trovandosi ad affrontare un contesto internazionale complesso e condizioni finanziarie meno favorevoli, ha continuato a crescere, sostenuto dalla domanda interna e dalla solidità del mercato del lavoro». Le analisi degli enti previsori tracciano però un quadro in chiaroscuro. L'Istat annota che le retribuzioni di fatto tra il primo trimestre 2021 e il secondo del 2026 sono calate del 9,4% e chiede attenzione sul fronte della crescita, sottolineando la necessità di monitorare la trasmissione del rincaro delle risorse energetiche all'economia e i potenziali effetti negativi su famiglie e imprese.
Bankitalia, analizzando il documento, rileva che il margine sul deficit è stretto e bisogna evitare scostamenti. «Il significativo aumento dei rendimenti sui mercati internazionali del debito sovrano rende particolarmente importante preservare gli equilibri delle finanze pubbliche. Un elevato debito pubblico costituisce un fattore di vulnerabilità in caso di mutamenti nella tolleranza al rischio dei mercati», ha osservato Andrea Brandolini, capo del Dipartimento economia e statistica di Palazzo Koch. Sulla stessa linea l'Ufficio parlamentare di bilancio, che sottolinea come «scostamenti di entità limitata nella parte finale dell'anno potrebbero compromettere l'uscita dalla procedura» e valuta l'impatto espansivo coerente, stimando il Pil 2026 a +1,1%, in leggero rialzo rispetto alla previsione del Mef all'1%.
La Corte dei Conti avverte infine che «lo scenario macroeconomico resta esposto a rischi significativi, prevalentemente orientati al ribasso. La ripresa dell'inflazione e il rialzo dei tassi d'interesse, unito al venir meno della spinta straordinaria del Pnrr, rischia di rallentare l'economia italiana e frenare la competitività delle imprese». Il nodo della Nec sull'energia resta dunque centrale per definire tempi e contenuti della manovra, con il governo che punta a chiudere il confronto con Bruxelles prima di licenziare il testo.
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