Oltre 250mila studenti sono scesi in piazza in tutta la Francia in una nuova giornata di mobilitazione che ha paralizzato parte del sistema scolastico e riacceso la tensione nel Paese. A poco più di sei mesi dalle elezioni presidenziali, il movimento studentesco — che chiede maggiori risorse per l'istruzione — ha ricevuto il sostegno dei sindacati e di una parte degli insegnanti, scesi al loro fianco a Parigi e in una trentina di altre città.

Il primo ministro Sébastien Lecornu ha annunciato la sospensione delle lezioni nei licei francesi fino alla fine della settimana per organizzare un «momento di democrazia interna» con gli studenti. Parlando all'Assemblea nazionale, Lecornu ha spiegato che il ministro dell'Istruzione nazionale Édouard Geffray «ha deciso di liberare del tempo»: da giovedì e venerdì è prevista «la completa sospensione delle attività didattiche ordinarie per consentire a ogni team dirigenziale e a ogni preside di dedicare uno spazio alla democrazia interna all'interno del liceo». Secondo il ministero dell'Istruzione, un quarto dei licei (891 su 3.700) ha sospeso le lezioni, totalmente o parzialmente, nella giornata di martedì 6 ottobre.

Il corteo nella capitale è partito nel primo pomeriggio dalla Gare du Nord verso Place de la République, tra insulti contro le forze dell'ordine. Manifestazioni si sono svolte anche a Marsiglia, Nantes e Tolosa. A Nantes gli studenti — in gran parte adolescenti — hanno sfilato dietro uno striscione con la scritta: «Scuole senza soldi, Paese senza futuro». A Tolosa una psicologa in pensione di 68 anni, Anne, ha manifestato per solidarietà alle giovani generazioni: «Il loro movimento mi sembra assolutamente legittimo e finora così poco ascoltato, quantomeno dal governo». Selma, 15 anni, partecipando al corteo di Marsiglia, ha detto di manifestare «perché temo per il mio futuro e voglio rivendicare i miei diritti», aggiungendo di essere «un po' arrabbiata».

Secondo il ministero dell'Interno, solo nella mattinata le proteste hanno riunito circa 86.000 persone nelle varie regioni. A Lione sono scattati i primi arresti della giornata per «vandalismo e trasporto di ordigni incendiari», hanno riferito le autorità statali. Al momento non sono stati segnalati incidenti gravi, ma i danneggiamenti e i violenti scontri con le forze dell'ordine avvenuti nei giorni scorsi fanno salire il livello di allerta per l'ordine pubblico.

Dall'inizio delle mobilitazioni, il 17 settembre scorso, 215 studenti sono rimasti feriti, secondo quanto riferito dagli uffici del primo ministro. Il ministro dell'Interno Laurent Nuñez ha assicurato che gli interventi delle forze dell'ordine sono avvenuti nel rispetto della «massima proporzionalità». La scorsa settimana a Tours uno studente liceale di 16 anni ha perso l'uso di un occhio durante un blocco stradale, mentre lunedì a Lens un adolescente di 15 anni è stato gravemente ferito alla mano a causa di una granata lanciata dalla polizia. Finora la polizia ha avviato dieci indagini interne.

La Commissione nazionale consultiva dei diritti umani (Cncdh), organo incaricato di fornire consulenza al governo, ha espresso «viva preoccupazione» per il «ricorso sproporzionato alla forza» di fronte alle mobilitazioni studentesche, invitando l'esecutivo a «rafforzare il dialogo con i giovani» e a «garantire l'esercizio dei loro diritti». Sono stati registrati oltre 700 feriti tra le forze dell'ordine e quasi un centinaio tra il personale scolastico.

Gli studenti delle scuole superiori denunciano le condizioni insalubri degli edifici, le classi sovraffollate e la mancata sostituzione dei docenti assenti, in particolare nei quartieri popolari. «È solo la rabbia a parlare», ha commentato Madeleine, intervistata mentre partecipava al blocco del suo istituto a Lilla. «Gli atti di vandalismo possono essere deplorevoli, ma credo che gli studenti non sappiano più come farsi ascoltare, in realtà».

Il governo si muove in equilibrio precario tra il ripristino dell'ordine pubblico e l'ascolto delle rivendicazioni di un movimento privo di un portavoce chiaramente identificabile. Le autorità temono ora un'escalation a livello nazionale, mentre martedì gli studenti universitari dovrebbero unirsi alla mobilitazione degli studenti delle scuole superiori. Lunedì l'Unione studentesca segnalava 32 sedi universitarie bloccate. Martedì i rettori delle università hanno invocato degli «Stati generali della gioventù», ritenendo urgente riconoscere i giovani come «attori» del dibattito pubblico.

Il movimento si svolge in un clima sociale e politico teso, sullo sfondo dell'aumento dei prezzi e della ricerca di tagli al bilancio che colpiscono anche i giovani, come quelli agli aiuti per l'alloggio. Accusato dai sindacati di repressione sproporzionata, l'esecutivo ostenta fermezza di fronte a una delle crisi più delicate affrontate dalla nomina, un anno fa, del primo ministro Lecornu.

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Esteri e sport

Davide Orsini — esteri e sport, Filo Civico.