Il centro politico europeo ha perso il monopolio della rappresentanza. È la tesi centrale dell'analisi di Orhan Dragaš, esperto internazionale di geopolitica e saggista, dedicata alla trasformazione degli equilibri politici nel continente e alla crescente affermazione di Giorgia Meloni, Marine Le Pen e dell'AfD tedesca. Secondo l'autore, il fenomeno non è più riconducibile a una fase di protesta ai margini del sistema, ma rappresenta una mutazione strutturale del rapporto tra elettori e istituzioni.
Il confronto con il passato rende evidente la portata del cambiamento. Nel 2002, l'accesso di Jean-Marie Le Pen al secondo turno delle elezioni presidenziali francesi fu considerato un'emergenza democratica: Jacques Chirac ottenne l'82,21 per cento dei voti contro il 17,79 per cento del candidato del Front National. In Germania, nel 2005, la NPD raccolse appena l'1,6 per cento alle elezioni federali, mentre CDU/CSU e SPD rappresentavano insieme quasi il 70 per cento dell'elettorato. Oggi quello scenario appartiene al passato. Marine Le Pen si avvicina alle presidenziali francesi del 2027 con un consenso stimato al 36 per cento al primo turno. L'AfD, dopo aver raggiunto il 20,8 per cento alle elezioni federali del 2025, è arrivata fino al 27 per cento nei sondaggi dell'estate 2026. In Italia, Giorgia Meloni ha portato Fratelli d'Italia al governo nel 2022 e ha successivamente consolidato il proprio consenso.
Secondo Dragaš, spiegare l'ascesa della destra europea con la sola radicalizzazione dell'elettorato sarebbe riduttivo. Il fenomeno affonda le proprie radici nella progressiva perdita di fiducia nei partiti tradizionali e nella loro capacità di governare problemi concreti. La crisi finanziaria del 2008, la crisi del debito dell'eurozona, la trasformazione del mercato del lavoro, l'aumento dell'insicurezza economica e la crisi migratoria del 2015 hanno indebolito l'idea che il sistema politico europeo fosse ancora in grado di garantire stabilità e protezione. A questi fattori si sono aggiunti, negli ultimi anni, l'inflazione, l'aumento del costo dell'energia e delle abitazioni, la guerra in Ucraina, le difficoltà dell'industria europea e la pressione sui servizi pubblici. Questioni che, secondo l'analisi, gli elettori non percepiscono più separatamente, ma come parti di un'unica domanda: lo Stato è ancora capace di controllare ciò di cui è responsabile?
La crisi migratoria del 2015 ha accelerato una tendenza già in corso, ma non ha creato la destra europea. Marine Le Pen aveva già ottenuto il 17,90 per cento alle presidenziali francesi del 2012 e il Front National era risultato il primo partito francese alle elezioni europee del 2014. In Germania, l'AfD aveva sfiorato l'ingresso nel Bundestag già nel 2013. La questione migratoria si è intrecciata con temi più ampi: il controllo delle frontiere, la sovranità nazionale, la sicurezza, l'integrazione, l'identità culturale, l'accesso ai servizi e la capacità dei governi di far rispettare le proprie decisioni. Per Dragaš, il successo delle forze di destra deriva soprattutto dalla loro capacità di riconoscere problemi che una parte del centro politico ha a lungo minimizzato, rinviato o affrontato con un linguaggio distante dalla vita quotidiana dei cittadini.
La crescita della destra non riguarda soltanto i giovani o le fasce meno istruite della popolazione. In Francia, alle elezioni europee del 2024, il Rassemblement National ha aumentato il proprio consenso tra gli under 25, passando dal 15 per cento del 2019 al 26 per cento. Il partito ha inoltre rafforzato la propria presenza tra le donne, i lavoratori tecnici e specializzati e una parte dell'elettorato più istruito. In Germania, alle elezioni federali del 2025, l'AfD è risultata il primo partito tra gli elettori di età compresa tra i 25 e i 34 anni e ha ottenuto risultati ancora più forti nella fascia tra i 35 e i 44 anni. Il fenomeno, sottolinea l'autore, non è però riconducibile soltanto a un ricambio generazionale: riguarda anche gli elettori che in passato votavano socialdemocratici, democristiani, repubblicani o conservatori tradizionali.
L'Italia rappresenta, nell'analisi di Dragaš, il principale esempio di come la destra possa arrivare al governo senza mettere in discussione l'appartenenza europea e atlantica del Paese. Nel 2022 Fratelli d'Italia ha conquistato il governo con circa il 26 per cento dei voti. Alle elezioni europee del 2024, dopo due anni di governo, il partito ha ottenuto il 28,8 per cento, confermandosi la prima forza politica italiana. Durante il governo Meloni, l'Italia non ha abbandonato l'Unione europea, non ha messo in discussione la NATO e ha mantenuto il sostegno all'Ucraina. Parallelamente, l'esecutivo ha posto al centro dell'agenda una politica più severa sull'immigrazione illegale, la difesa delle frontiere, l'ordine pubblico e la tutela degli interessi nazionali all'interno dell'Unione europea. Per Dragaš, questo è il significato più rilevante dell'esperienza italiana: gli elettori possono chiedere una politica migratoria e di sicurezza più rigorosa, oltre a un maggiore controllo nazionale, senza desiderare necessariamente l'uscita dall'Europa o la rottura con l'Occidente.
L'analisi evidenzia come il centro europeo abbia perso consenso anche perché ha dato per scontata la propria autorità. Per decenni, i partiti tradizionali hanno confidato nella reputazione storica e nella paura dell'alternativa, senza riuscire a rispondere tempestivamente alle trasformazioni economiche e sociali. Secondo Dragaš, non sarà sufficiente adottare il linguaggio della destra. I partiti tradizionali dovranno dimostrare concretamente di essere in grado di controllare le frontiere, garantire maggiore sicurezza e contenere le pressioni economiche che pesano sui cittadini. La sfida, per il centro politico europeo, è quella di recuperare credibilità attraverso risultati tangibili, piuttosto che attraverso richiami alla propria storia o alla difesa dello status quo.