Un maxi affare sul petrolio russo sarebbe sul tavolo dei negoziati tra Stati Uniti e Russia. Secondo quanto riporta il New York Times, il presidente Vladimir Putin avrebbe offerto a Donald Trump un accordo miliardario che coinvolge Lukoil, il colosso energetico privato russo, come segnale concreto della volontà di Mosca di riavviare i rapporti con Washington. La notizia arriva mentre sul terreno la guerra non mostra segni di tregua e il fronte diplomatico resta separato da quello militare.

L'offerta, secondo il quotidiano statunitense, sarebbe stata presentata come un gesto di apertura economica, in un momento in cui l'amministrazione americana discute le condizioni per un possibile disgelo. Non è chiaro al momento quali sarebbero i termini esatti dell'operazione né se coinvolga la vendita di quote societarie, la ripresa di progetti congelati o la rimozione di alcune sanzioni. Il Cremlino non ha confermato ufficialmente i dettagli, e la Casa Bianca non ha rilasciato dichiarazioni specifiche sull'ipotesi.

Sul piano militare, però, la situazione resta critica. Dopo i raid russi contro i siti energetici ucraini, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che Kiev aumenterà gli attacchi contro le raffinerie russe. «Aumenteremo gli attacchi alle raffinerie russe in risposta all'escalation», ha dichiarato il leader ucraino, rivendicando anche un recupero di terreno in Donbass. La strategia mira a colpire la capacità di raffinazione e di esportazione del petrolio russo, un settore da cui Mosca trae risorse finanziarie essenziali per sostenere lo sforzo bellico.

L'annuncio di Zelensky segna un cambio di passo nella condotta ucraina, che negli ultimi mesi ha intensificato gli attacchi in profondità contro infrastrutture energetiche e militari russe. Le raffinerie, in particolare, sono considerate obiettivi sensibili perché direttamente collegate alle entrate statali e alla logistica delle forze armate. Mosca, dal canto suo, ha continuato a colpire impianti energetici ucraini, provocando danni alla rete elettrica e costringendo le autorità a misure di emergenza in diverse regioni.

Nel frattempo, il quadro umanitario continua a peggiorare. L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Turk, ha riferito al Consiglio per i Diritti Umani a Ginevra che dall'inizio del 2026 in Ucraina si contano 15.280 civili uccisi o feriti nei primi otto mesi dell'anno, con una media di oltre 400 vittime ogni settimana e un aumento del 55% rispetto allo stesso periodo del 2025. Turk ha denunciato un'escalation dei bombardamenti russi su scuole, ospedali e condomini, definendo il conflitto «una catastrofe umanitaria che cresce di giorno in giorno».

Il rapporto Onu ha anche rilevato che quasi 2.500 civili sono stati uccisi o feriti dai bombardamenti aerei russi nello stesso periodo, il 62% in più rispetto all'anno precedente. L'ufficio di Turk ha inoltre riscontrato livelli «scioccanti» di violenza sessuale contro civili e prigionieri di guerra: dei 1.004 casi accertati tra febbraio 2022 e luglio 2026, l'89% è stato attribuito alle forze russe e l'11% a quelle ucraine. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha chiesto che l'appello di Turk agli Stati che hanno influenza sulla Russia «sia accolto con azioni concrete».

La compresenza di un possibile accordo economico e dell'intensificarsi delle operazioni militari disegna un quadro contraddittorio. Da un lato, l'offerta su Lukoil suggerisce che Mosca cerchi un canale di dialogo con Washington; dall'altro, l'annuncio di Zelensky e i dati Onu mostrano che la guerra continua a produrre vittime e distruzione. Per l'Italia e per l'Europa, l'eventuale ripresa dei rapporti Usa-Russia sul petrolio avrebbe conseguenze dirette sui mercati energetici e sulle sanzioni, mentre l'aumento degli attacchi alle raffinerie potrebbe incidere sui prezzi dei carburanti e sulla sicurezza degli approvvigionamenti.

Nelle prossime settimane sarà decisivo capire se l'apertura sul colosso petrolifero resterà un gesto isolato o diventerà parte di un negoziato più ampio. Intanto, sul terreno, la guerra non accenna a fermarsi e le parti continuano a colpire le rispettive infrastrutture energetiche, con conseguenze che si riflettono ben oltre i confini ucraini.

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Autore

Redattore economia

Marco Bellini — redattore economia, Filo Civico.