Il Sudafrica ha restituito alla Namibia i resti di 84 persone decedute durante l'apartheid e il periodo coloniale. La cerimonia di consegna si è svolta ieri a Città del Capo, prima della partenza delle salme verso la loro patria. L'operazione, confermata dal governo namibiano, rappresenta un passo significativo nel percorso di riconciliazione tra i due Paesi e si inserisce nel programma di giustizia riparativa recentemente avviato da Pretoria.

«Questo è un atto di giustizia riparativa, dignità e guarigione», ha dichiarato il ministro sudafricano della Cultura, Nathi Mthethwa, durante la cerimonia. Il gesto, ha aggiunto, «offre alle famiglie e alle comunità l'opportunità di onorare i propri antenati sulla propria terra». La sua controparte namibiana, Sanet Steenkamp, ha sottolineato che tutte queste persone avevano lasciato il loro Paese «come sudditi di un ordine coloniale», ma che «con il loro ritorno in Namibia, ora sono cittadini di una Repubblica libera e sovrana».

Tra i resti restituiti figurano quelli di due ex attivisti namibiani imprigionati a Robben Island, in Sudafrica. Festus Nehale e Simon Niilenge lottarono per la liberazione del loro Paese, allora occupato dal regime dell'apartheid con sede a Pretoria. Morirono rispettivamente nel 1971 e nel 1974 e furono sepolti a Città del Capo. Le loro spoglie saranno seppellite nuovamente mercoledì prossimo, durante le cerimonie del «Giorno degli Eroi» in Namibia, che quest'anno commemorano il sessantesimo anniversario dell'inizio della lotta per l'indipendenza del Paese.

La restituzione riguarda anche i resti umani conservati nelle collezioni del Museo Iziko, in Sudafrica. Si tratta di reperti raccolti durante il periodo coloniale, in un'epoca in cui lo studio delle ossa veniva utilizzato per tentare di stabilire una presunta gerarchia razziale. La consegna di questi resti rappresenta un riconoscimento delle sofferenze inflitte alle popolazioni africane durante il dominio coloniale e l'apartheid, e un tentativo di chiudere un capitolo doloroso della storia del continente.

La Namibia si batte da molti anni per la restituzione dei resti dei propri cittadini a livello globale. L'operazione odierna è il frutto di un lungo lavoro diplomatico tra Windhoek e Pretoria, che ha portato a un accordo per il rimpatrio delle salme. Il governo namibiano ha accolto con favore la decisione sudafricana, definendola un passo importante per la guarigione delle ferite ancora aperte nelle comunità colpite dalle politiche razziali del passato.

Il programma di giustizia riparativa avviato dal Sudafrica mira a riconoscere gli errori del passato e a promuovere la riconciliazione tra i popoli del continente. La restituzione dei resti delle vittime dell'apartheid e del colonialismo è uno degli elementi centrali di questo percorso, che coinvolge anche altri Paesi africani. Le autorità sudafricane hanno assicurato che continueranno a collaborare con la Namibia e con altre nazioni per garantire che tutte le vittime possano ricevere una degna sepoltura nella propria terra.

La cerimonia di Città del Capo ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali, diplomatici e familiari delle vittime. Molti dei presenti hanno espresso commozione per il ritorno delle salme, sottolineando l'importanza di questo gesto per le comunità che hanno atteso per decenni un riconoscimento ufficiale delle sofferenze subite. Il rimpatrio dei resti rappresenta anche un momento di riflessione sulla necessità di preservare la memoria storica e di trasmettere alle nuove generazioni gli insegnamenti di un passato che non deve ripetersi.

Le celebrazioni del «Giorno degli Eroi» in Namibia, previste per la prossima settimana, assumeranno quest'anno un significato particolare. Oltre a commemorare il sessantesimo anniversario dell'inizio della lotta per l'indipendenza, il Paese renderà omaggio a Festus Nehale e Simon Niilenge, due figure simboliche della resistenza contro l'occupazione sudafricana. La loro sepoltura in terra namibiana chiuderà idealmente un cerchio, restituendo loro l'onore che meritano come patrioti e combattenti per la libertà.