Si apre martedì 22 settembre il dibattito generale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il tradizionale appuntamento in cui capi di Stato e di governo si rivolgono al mondo dal podio del Palazzo di Vetro, a Manhattan, davanti all'East River. Quest'anno l'apertura sarà segnata dall'ultimo intervento del segretario generale António Guterres, il cui mandato scade il 31 dicembre: gli osservatori si attendono un discorso di commiato particolarmente netto sullo stato del multilateralismo e sulle conseguenze di un mondo incapace di cooperare. Subito dopo prenderà la parola il nuovo presidente dell'Assemblea, il diplomatico bengalese Khalilur Rahman.
Come da tradizione, che rispetta la prima seduta della storia dell'Onu, il primo oratore sarà il presidente del Brasile, Inácio Lula da Silva, seguito dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. All'appuntamento sono attesi oltre 130 leader mondiali. Non è detto che arrivino dichiarazioni destinate a fare notizia: i discorsi davanti all'Assemblea, composta da 193 Paesi, e i briefing con la stampa sono spesso prolissi. Con Trump, però, nulla appare scontato.
La storia dell'UNGA è costellata di momenti memorabili. Nel settembre 2009 Muammar Gheddafi parlò per un'ora e quaranta minuti, sei volte il tempo assegnato, strappando una copia della Carta delle Nazioni Unite davanti ai delegati, accusando il Consiglio di sicurezza di essere un'organizzazione terroristica simile ad al-Qaeda e chiedendo il processo di George Bush e Tony Blair per la guerra in Iraq. Il leader libico pretese anche 7.700 miliardi di dollari di risarcimento per le devastazioni del colonialismo in Africa e si domandò se l'influenza suina fosse un'arma biologica creata in laboratorio.
Nel pieno della Guerra fredda, nell'ottobre 1960, andò in scena un duro confronto tra Unione Sovietica e Filippine, allora stretto alleato degli Stati Uniti. Il delegato filippino Lorenzo Sumulong accusò Mosca di privare i popoli dell'Europa orientale dei diritti civili e politici. Nikita Krusciov replicò definendolo «un idiota» e «un servile sostenitore dell'imperialismo americano». È legata a quella fase anche la storia, a lungo circolata come voce, di Krusciov che si toglie una scarpa e batte il tacco sul banco per ottenere la parola: l'unica prova fu una fotografia, liquidata da alcuni come un falso dell'intelligence americana. Il primo ministro britannico Harold Macmillan, al podio, rispose chiedendo tra le risate che quella frase fosse tradotta.
In un'altra epoca il leader ugandese Idi Amin fece scalpore per una gaffe clamorosa: nel tentativo di elogiare il premier britannico Edward Heath, disse all'Assemblea che era «proprio come Adolf Hitler», precisando subito dopo di voler dire Winston Churchill. I discorsi all'Onu vengono tradotti in simultanea nelle sei lingue ufficiali — arabo, cinese, inglese, francese, russo e spagnolo — ma non il rumore delle scarpe che battono sui banchi.
Nel 1964, mentre Ernesto Che Guevara si trovava all'Onu per parlare all'Assemblea, la sede delle Nazioni Unite fu attaccata. Il suo intervento fu coperto dal rumore di un'esplosione: forze anticastriste sostenute dalla Cia avevano organizzato una campagna clandestina per impedirgli di parlare. Un bazooka puntato dall'East River contro il palazzo del Segretariato, alto 39 piani, mancò il bersaglio mentre all'esterno era in corso una rumorosa manifestazione anti-Che. Il proiettile finì nel fiume a circa 200 metri dall'edificio. Il rivoluzionario argentino stava attaccando duramente la politica estera americana; interrogato sull'attentato, commentò che l'esplosione aveva dato «più sapore» al suo discorso.
Il dibattito generale si aprirà quindi all'insegna dell'incertezza. La settimana vedrà arrivare a New York oltre 130 leader, ma sarà raro ascoltare dal podio dichiarazioni politiche forti, capaci di conquistare i titoli dei giornali. L'attenzione resta concentrata sull'ultimo intervento di Guterres e sull'atteso confronto tra Lula e Trump, in un contesto internazionale descritto come particolarmente travagliato per la cooperazione multilaterale.
