Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti hanno rinnovato la Camera dei rappresentanti, un terzo del Senato, 36 governatori e 88 delle 99 assemblee legislative statali. Hanno votato anche sceriffi, procuratori e giudici, oltre a 145 referendum statali, che spaziano dal tema dell'aborto a decisioni di carattere locale come la costruzione di una rotonda stradale. Il voto, come spesso accade negli Stati Uniti, coinvolge un numero di cariche molto più ampio di quanto il dibattito europeo lasci intendere.

Nel racconto dei media internazionali il voto viene spesso presentato come un passaggio decisivo, quasi epocale. Il linguaggio usato per descriverlo, da «early voting» a «balance of power», riprende però una terminologia tecnica che serve a leggere un meccanismo istituzionale preciso. Il termine midterm deriva dai midterm exams, le prove di metà semestre universitario, e indica una consultazione che cade a metà del mandato presidenziale.

Uno dei temi ricorrenti è lo shutdown, cioè la chiusura del governo federale quando il Congresso non approva il bilancio. Nel 2025 la chiusura è durata 43 giorni, mentre quest'anno ha raggiunto il record di 76 giorni, ma riguardava il solo dipartimento della Sicurezza interna e il resto dell'amministrazione continuava a lavorare. A settembre la Camera ha approvato un finanziamento ponte fino a dicembre, quando la questione tornerà sul tavolo.

Un altro meccanismo richiamato dall'analisi è il gerrymandering, la ridefinizione dei collegi elettorali su misura. Il nome risale al 1812, quando il governatore del Massachusetts Elbridge Gerry fece disegnare un collegio così contorto che un vignettista lo paragonò a una salamandra. Il presidente Trump ha chiesto agli Stati guidati dai repubblicani di rifare le mappe elettorali, ma secondo la ricostruzione citata si è trattato di interventi che hanno spostato relativamente pochi seggi.

Sul funzionamento del Senato pesa il filibustering, la pratica di prolungare il dibattito per bloccare una legge: per interromperla servono 60 voti su 100. Nel 1957 il senatore Strom Thurmond parlò per 24 ore e 18 minuti contro i diritti civili, e la legge passò comunque. Lo scorso anno Trump ha chiesto ai senatori di abolire la regola, ma il capogruppo repubblicano John Thune ha rifiutato, osservando che la stessa norma che oggi frena i democratici potrebbe domani frenare i repubblicani.

Il finanziamento della campagna elettorale è un altro nodo. I Political Action Committee raccolgono fondi per i candidati, mentre i super Pac possono raccogliere somme senza limiti purché non si coordinino con i candidati. Secondo un'analisi del New York Times citata nella ricostruzione, questo strumento favorisce soprattutto i democratici, anche attraverso la cosiddetta dark money, fondi di donatori anonimi che transitano per associazioni senza scopo di lucro.

Se le urne dovessero produrre un governo diviso, con una Camera democratica e un presidente repubblicano, Trump potrebbe opporre il veto alle leggi, superabile solo con una maggioranza dei due terzi in entrambe le Camere. I democratici potrebbero rispondere con la procedura di impeachment, che la Camera approva a maggioranza semplice e il Senato conferma con i due terzi. Trump ha già affrontato due procedure di questo tipo, entrambe concluse con l'assoluzione.

Il quadro istituzionale resta quello definito dai padri fondatori. Alla domanda su che tipo di governo avessero creato, nel 1787 Benjamin Franklin rispose: «Una repubblica, se riuscirete a tenervela». Gli Stati Uniti hanno compiuto 250 anni a luglio, e il ciclo elettorale di metà mandato conferma la capacità del sistema di produrre conflitti ricorrenti senza fermarsi, con la prossima scadenza fissata tra due anni.

3Visualizzazioni

Autore

Redattore economia

Marco Bellini — redattore economia, Filo Civico.