Negli Stati Uniti il tema del voto degli immigrati e della cittadinanza è tornato al centro del dibattito alla vigilia delle elezioni di medio termine. Il quotidiano Libero, che ha ripreso la questione con un'impostazione fortemente critica, sostiene che alcuni meccanismi legali e amministrativi possano essere sfruttati per alterare il risultato delle urne. Le affermazioni richiedono però di essere distinte dai dati verificabili, che la fonte stessa riporta in modo parziale.
La questione più specifica riguarda il Minnesota, dove una norma del 1973 consente a un elettore registrato di garantire il diritto di voto ad altre otto persone idonee a registrarsi il giorno delle elezioni, purché firmi una dichiarazione giurata che attesti che tali persone vivono nel suo stesso seggio. Il meccanismo, chiamato vouching, è stato applicato nelle elezioni del 2024 circa 19mila volte, pari allo 0,6 per cento degli aventi diritto. La pena prevista per chi tenta una frode arriva fino a cinque anni di carcere e a multe di svariate migliaia di dollari.
Secondo l'articolo, un gruppo di attivisti conservatori, tra cui Cam Higby, James O'Keefe e Anthony Rubin, ha usato telecamere nascoste per verificare la vulnerabilità del sistema durante le primarie dell'11 agosto scorso. Nei seggi di Minneapolis i giornalisti si sarebbero presentati in abiti tradizionali islamici, in almeno un caso dichiarando di essere militanti di Hamas appena arrivati negli Stati Uniti. Gli stessi promotori hanno spiegato che, pur non avendo votato, l'operazione è bastata a dimostrare la debolezza dei controlli, e che rischiano l'incriminazione per furto d'identità.
Sul fronte delle naturalizzazioni, l'amministrazione Trump ha introdotto limiti più rigidi nell'ultimo anno. Secondo l'ultimo rapporto trimestrale dell'U.S. Citizenship and Immigration Services, tra aprile e giugno sono state approvate circa 55mila naturalizzazioni, contro oltre 230mila nello stesso periodo dell'anno precedente. La procedura è diventata più lunga e prevede controlli dei profili sui social media alla ricerca di attività ritenute antiamericane, oltre a requisiti più severi su lingua inglese ed educazione civica.
Nei primi otto mesi del 2026 le autorità federali hanno concesso la cittadinanza a 173mila persone, con un calo del 72 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Le organizzazioni per i diritti civili, citate nell'articolo, stimano una mancata concessione di circa 200mila passaporti e segnalano un arretrato delle domande salito da circa 500mila pratiche, all'inizio della seconda amministrazione Trump, a oltre 800mila nell'agosto 2026.
Il testo di Libero estende poi il ragionamento ad altri contesti, come Israele e Svezia. Per Gerusalemme Est, il quotidiano il manifesto riferisce che il numero di palestinesi che hanno chiesto e ottenuto il passaporto israeliano è incerto, con stime delle ong tra il 5 e il 7 per cento dei circa 400mila residenti, e altre fonti fino al 9 per cento. Le stime indicano tra 20mila e 35mila nuovi elettori, un fattore che l'articolo collega all'aumento dei seggi dei partiti arabi alla Knesset, saliti a 19. In Svezia, secondo dati dell'ufficio statistico SCB e di Migrationsverket, tra il 2000 e il 2023 sono state concesse oltre un milione di naturalizzazioni, e dopo il 2022 l'incidenza di elettori con background non europeo sarebbe salita a circa il 13 per cento, con una prevalenza di voto per il centrosinistra intorno al 67 per cento in alcune aree.
Le conclusioni del testo, che sostiene che lo squilibrio demografico porterà prima o poi a un sorpasso politico, sono un'interpretazione dell'autore e non un dato accertato. Gli elementi fattuali riportati, come i numeri delle naturalizzazioni, il caso del vouching in Minnesota e le stime sugli elettori in Israele e Svezia, provengono da fonti diverse e andrebbero letti con attenzione alle metodologie di calcolo, che non sempre sono esplicitate nell'articolo.
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