Il Premio Nobel per la Pace 2026 è stato assegnato alla giurista sudafricana Navanethem «Navi» Pillay, 85 anni, magistrato di lungo corso e già Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i Diritti Umani dal 2008 al 2014. Il Comitato norvegese per il Nobel ha motivato la scelta con «il suo impegno a favore della pace e del diritto internazionale», riconoscendo una carriera costruita sulla difesa dei principi giuridici universali e sulla responsabilità degli Stati e dei singoli davanti alla legge.
Nata in Sudafrica da famiglia di origine tamil, Pillay è stata la prima donna non bianca a sedere nell'Alta corte del Sudafrica. Avvocata di Nelson Mandela e di altri oppositori dell'apartheid, ha poi ricoperto il ruolo di giudice presso la Corte penale internazionale e di presidente del Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Nel settembre 2012 ha promosso il documento «Born Free and Equal» su orientamento sessuale e identità di genere nel diritto internazionale. È stata inoltre nominata presidente della Commissione d'inchiesta internazionale indipendente sul territorio palestinese occupato, istituita dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite dopo la crisi israelo-palestinese del 2021.
Il presidente del Comitato norvegese, Jorgen Watne Frydnes, ha spiegato che la scelta di premiare una singola persona rappresenta «un messaggio rivolto a coloro che attaccano e minano il sistema internazionale e le sue istituzioni». Ai giornalisti che chiedevano perché il riconoscimento non fosse andato a un tribunale o a un organismo internazionale, Frydnes ha risposto che Pillay è stata «in prima linea nello sviluppo del diritto internazionale per decenni, fino a oggi» e che è la vincitrice ideale. L'ha definita «una delle giuriste più coraggiose e importanti del nostro tempo».
Il riferimento alle pressioni sulle istituzioni internazionali è esplicito. La Corte internazionale di giustizia ha subito pressioni dirette e minacce di sanzioni da più parti, compresi gli Stati Uniti di Donald Trump. Secondo Frydnes, il premio vuole sottolineare che «il diritto internazionale e le sue istituzioni sono il pilastro fondamentale di un mondo più pacifico», con l'auspicio che il riconoscimento rafforzi non solo Pillay ma l'intero sistema di giustizia sovranazionale.
Nel corso della sua carriera, Pillay ha chiamato gli Stati e i leader nazionali a rispondere delle proprie azioni e ha portato speranza alle vittime della violenza e dei conflitti. L'anno scorso ha accusato Israele di genocidio a Gaza, una presa di posizione che ha alimentato il dibattito internazionale e che viene ricordata tra i passaggi più controversi del suo mandato. In tutte le cariche ricoperte, ha insistito sulla responsabilità individuale e statale nel rispetto dello Stato di diritto.
L'assegnazione è stata annunciata nel 125° anniversario del riconoscimento. Il Comitato norvegese non è però riuscito a contattare Pillay per anticiparle la notizia. «Se vede una chiamata da un numero norvegese, la prego di rispondere», ha detto con ironia Frydnes in conferenza stampa, lasciando intendere che la giurista sudafricana non era ancora a conoscenza del premio.
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