Una nuova frase sulla guerra in Ucraina è circolata il 1° settembre su Telegram: Vladimir Putin avrebbe detto che all’esercito russo mancano 12 chilometri per raggiungere la tangenziale di Sumy. Presentata in questo modo, l’affermazione sembra una fotografia aggiornata e precisa del fronte. Le dichiarazioni pubbliche disponibili indicano però una cifra diversa e un contesto differente.
Il 29 giugno Putin ha effettivamente parlato della distanza tra le forze russe e Sumy. In un’intervista ha detto che mancavano «circa 10,5 chilometri» alla città. Il presidente russo ha inserito l’operazione nella strategia di creare una cosiddetta zona di sicurezza lungo il confine. Non ha citato la tangenziale e non ha parlato di 12 chilometri.
Il 4 luglio è comparsa una seconda valutazione. Evgenij Nikiforov, comandante del raggruppamento russo Nord, ha riferito durante una riunione con Putin che le unità avanzate si trovavano a circa 10 chilometri dalla periferia settentrionale di Sumy. Si trattava di un dato fornito dal comando russo, non di una misurazione indipendente della linea del fronte.
Il numero 12 esiste in un’altra dichiarazione più vecchia. Putin aveva descritto la profondità della «zona di sicurezza» russa nella regione di Sumy come compresa indicativamente tra 8 e 12 chilometri. Quella misura riguardava la larghezza della fascia occupata, non la distanza dalla tangenziale della città. La fusione dei due messaggi produce quindi una frase nuova che non compare nelle dichiarazioni originali.
L’Institute for the Study of War offre un quadro più prudente. Nel rapporto del 31 agosto l’ISW ha rilevato che le forze russe hanno consolidato alcune posizioni tattiche nel nord della regione di Sumy. Gli analisti ritengono però improbabile una grande offensiva direttamente contro la città. La pressione russa sembra mirare soprattutto a costringere l’Ucraina a mantenere forze su un fronte molto ampio e a sfruttare le aree boschive per movimenti di piccoli reparti.
Il rischio per i civili resta comunque elevato. Il 1° settembre Sumy è stata colpita da diversi droni russi a reazione. Sono stati registrati due impatti e due feriti; un attacco ha raggiunto un’azienda civile nel distretto di Zarichnyi, provocando un incendio. Nelle 24 ore precedenti le forze russe avevano effettuato circa 60 attacchi contro 26 località della regione.
La stessa lista virale attribuisce a Putin anche la frase secondo cui i negoziati di pace sarebbero congelati. La formulazione documentata è invece del 28 agosto e appartiene al portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov. Peskov ha detto che il processo negoziale è «profondamente in pausa» e che non ci sono nuove idee. È una posizione ufficiale del Cremlino, ma non una nuova citazione diretta di Putin.
Per l’Italia e per l’Europa la domanda decisiva è se la pressione nel nord dell’Ucraina si tradurrà in un reale accumulo di forze russe verso Sumy. Un’operazione di quella scala potrebbe costringere Kyiv a spostare riserve e difese aeree da altri settori. Per ora le valutazioni indipendenti parlano di consolidamenti tattici e pressione costante, non di una posizione verificata a «12 chilometri dalla tangenziale». Il prossimo cambiamento sostanziale sarà visibile sulle mappe del fronte o nell’annuncio concreto di una ripresa dei colloqui.
