Nella lunga notte dello spoglio delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, Donald Trump ha ingaggiato una battaglia a distanza con Fox News, la rete televisiva tradizionalmente a lui più vicina. Il presidente ha criticato l'emittente in tre post pubblicati sul suo social Truth nell'arco di 95 minuti, accusandola di dedicare troppo tempo ai Democratici «ossessionati da Trump». Secondo il presidente, gli ascolti della rete sarebbero in netto calo, «non per colpa mia, ma perché sono CONTRO di me!».

Nei messaggi Trump sostiene che il calo degli ascolti sarebbe del 27 per cento e attribuisce la responsabilità alle scelte editoriali della rete. Nel post il presidente cita inoltre le donazioni di Fox Corp. a diversi esponenti democratici, tra cui Hakeem Jeffries, Jamie Raskin, Ted Lieu e Pete Aguilar, oltre a comitati e organizzazioni del partito. Trump ha poi richiamato un sondaggio della Cnn secondo cui il gradimento per lui tra gli elettori repubblicani sarebbe al 99 per cento, affermando che i suoi numeri sono «migliori che mai». Il presidente ha anche ricordato come, in passato, la rete sia già stata in difficoltà, sostenendo che «Fox ha rischiato il collasso».

Lo sfogo arriva in una notte difficile per la Casa Bianca. Dai seggi sta emergendo una vittoria netta dei Democratici alla Camera, mentre al Senato la situazione è più contesa, anche se gli sfidanti hanno già messo a segno affermazioni pesanti. Roy Cooper, ex governatore democratico molto popolare, ha sconfitto in North Carolina il candidato al Senato scelto personalmente da Trump, mentre Jon Ossoff è stato rieletto al Senato in Georgia. Il leader dei Democratici alla Camera, Hakeem Jeffries, ha dichiarato che il Paese si trova «sull'orlo di un drastico cambio di rotta». In Florida, inoltre, i Democratici sono dati in vantaggio per la conquista di diversi seggi che, dopo una ridefinizione dei collegi elettorali, erano stati pensati per favorire il partito del presidente.

Nelle ore successive Trump ha affermato al New York Times di essere «assolutamente disposto ad accettare» i risultati e di essere pronto a collaborare con i Democratici, pur non ammettendo una sconfitta personale: «Non ero sulla scheda elettorale. Se lo fossi stato, avremmo avuto una vittoria schiacciante». Il presidente ha inoltre attribuito le sconfitte ai candidati repubblicani ritenuti non all'altezza e ha preso di mira l'ormai ex governatore del Texas Greg Abbott, definito un «RINO», cioè un repubblicano solo di facciata. Trump ha anche difeso la decisione di entrare in guerra con l'Iran, affermando di non pentirsene, pur riconoscendo che l'aumento del prezzo del carburante non è stato gradito agli americani. Il quadro che emerge è quello di un presidente sotto pressione, con l'economia, le dispute commerciali e il conflitto iraniano tra i temi che hanno pesato sul voto.

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Autore

Cronista di politica

Elena Ferraro — cronista di politica, Filo Civico.