Un dividendo da 5.000 dollari per ogni cittadino adulto degli Stati Uniti, da erogare in caso di vittoria repubblicana alle elezioni di metà mandato del 3 novembre. È la promessa con cui Donald Trump ha chiuso il suo intervento alla convention del Partito repubblicano a Dallas, in Texas, parlando per oltre due ore davanti ai sostenitori riuniti nell'American Airlines Center.

Il presidente ha chiesto agli elettori di affrontare il voto di novembre come se il suo nome fosse sulla scheda: «Vi chiedo di immaginare che il mio nome sia nella scheda, ancora una volta». Ha definito le midterm «tra le più importanti nella storia del nostro Paese», sostenendo che il voto deciderà se gli Stati Uniti partiranno «col piede sbagliato» per i prossimi 250 anni o proseguiranno «senza mai voltarsi indietro». Ha poi esortato la platea a votare repubblicano per «lasciare il resto del mondo nella polvere per le generazioni a venire».

La proposta del dividendo da 5.000 dollari, accolta da applausi, non è stata accompagnata da dettagli su tempi e modalità di erogazione. Richiama altri programmi di trasferimenti diretti ai cittadini annunciati da Trump nel corso del mandato e mai concretizzati finora. Il presidente ha anche ricordato che le elezioni di metà mandato in genere puniscono il partito alla Casa Bianca, ma ha detto di aspettarsi che «la grande maggioranza degli americani si farà avanti» il 3 novembre.

L'appuntamento arriva in un momento delicato per il presidente, il cui indice di gradimento è al 32% secondo un sondaggio Focaldata/FT pubblicato nel fine settimana. Nella tradizione delle elezioni di metà mandato, un livello di popolarità così basso espone il partito alla Casa Bianca al rischio di perdere seggi al Congresso. La convention si tiene in uno Stato tradizionalmente repubblicano, il Texas, dove alcune sfide — tra cui quella per un seggio al Senato — mostrano una crescita del consenso democratico, soprattutto tra gli elettori latinos, che rappresentano oltre il 40% della popolazione secondo un sondaggio N+/YouGov pubblicato mercoledì.

Alla convention sono intervenuti, tra gli altri, il segretario al Tesoro Scott Bessent, il candidato repubblicano e procuratore generale del Texas Ken Paxton, oltre ad attivisti contrari alla comunità Lgbtq e lottatori di Ufc. Gli interventi si sono concentrati sui risultati attribuiti al governo Trump, con alcuni oratori che lo hanno definito il migliore presidente della storia degli Stati Uniti. La convention è stata costruita attorno alla sua figura di leader e ai risultati rivendicati dalla sua amministrazione.

Sul fronte internazionale, Trump ha sostenuto che gli Stati Uniti producono oggi petrolio e gas «come mai prima», più di Russia e Arabia Saudita messe insieme. Ha definito l'intesa raggiunta con il Venezuela «il più grande accordo sul petrolio» e probabilmente il più importante della storia del Paese, rivendicando il controllo su «sessantacinque milioni di barili di petrolio». Sul fronte iraniano ha difeso l'attacco condotto con i bombardieri B-2, sostenendo che senza quell'intervento Teheran disporrebbe oggi di un'arma nucleare, e ha previsto che la guerra con l'Iran «finirà subito dopo le elezioni» del 3 novembre.

Nel corso del discorso, il presidente ha anche affermato che «molti dall'altra parte» starebbero riconoscendo la sua vittoria alle presidenziali del 2020, riferendosi ai democratici: nessun esponente del partito di opposizione ha mai riconosciuto quel risultato. Ha inoltre scherzato sulla possibilità di rinominare gli oceani, dopo aver ricordato di aver ribattezzato Golfo America il Golfo del Messico e Lago America il lago Ontario, e ha ipotizzato di rinominare il New Mexico, Stato confinante, in «New America», un'idea accolta con applausi dalla platea.

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Redattore economia

Marco Bellini — redattore economia, Filo Civico.