Il Consiglio dei ministri ha approvato le intese definitive per l'autonomia differenziata di Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. Il via libera è arrivato nel corso della riunione guidata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha dato il proprio assenso al pacchetto sostenuto dalla Lega e dal ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli. Quest'ultimo ha definito la decisione un risultato significativo in vista dell'avvio dell'iter parlamentare.

Contestualmente, l'esecutivo ha approvato quattro disegni di legge, uno per ciascuna Regione interessata. I testi passano ora all'esame della Camera e del Senato: soltanto dopo l'approvazione parlamentare l'autonomia potrà diventare effettiva. Il percorso, dunque, non è concluso e richiede il passaggio nelle aule di Montecitorio e Palazzo Madama prima di produrre effetti concreti.

Le intese riguardano cinque ambiti specifici: protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa, tutela della salute e coordinamento della finanza pubblica. Si tratta delle materie per le quali non è previsto l'obbligo di definire specifici Livelli essenziali delle prestazioni, cioè gli standard minimi dei servizi da garantire uniformemente su tutto il territorio nazionale.

Proprio la questione dei LEP aveva rappresentato uno dei principali ostacoli alla riforma. Nel gennaio 2025, la Corte costituzionale aveva bocciato diversi aspetti della legge sull'autonomia differenziata, costringendo il governo a ridimensionarne la portata e a concentrarsi sulle materie considerate meno problematiche. La scelta di limitare l'intervento a questi cinque settori risponde quindi all'esigenza di superare i rilievi dei giudici costituzionali e di costruire un percorso più solido dal punto di vista giuridico.

Il provvedimento rappresenta un passaggio importante per la riforma sostenuta dalla Lega, che ne aveva fatto una delle proprie bandiere politiche. Il leader del Carroccio, Matteo Salvini, ha commentato il via libera del Consiglio dei ministri sottolineando che ora si attende l'ultimo passo in Parlamento. La dichiarazione conferma la volontà del partito di portare a compimento un iter complesso, iniziato da tempo e più volte rallentato da ostacoli procedurali e costituzionali.

L'approvazione delle intese non significa che l'autonomia sia già operativa. Il passaggio parlamentare sarà decisivo e potrebbe riservare ulteriori modifiche o richieste di chiarimento. I disegni di legge dovranno essere esaminati dalle commissioni competenti e poi dalle aule, con tempi che dipenderanno dall'agenda politica e dalla capacità del governo di mantenere compatto il fronte della maggioranza.

Il tema dell'autonomia differenziata resta uno dei più discussi nel dibattito pubblico italiano. Da un lato, i sostenitori la considerano uno strumento per avvicinare le decisioni ai territori e per responsabilizzare le amministrazioni regionali. Dall'altro, i critici temono che possa accentuare i divari tra Nord e Sud, soprattutto in assenza di meccanismi di perequazione pienamente operativi. La scelta di escludere le materie soggette a LEP va letta anche in questa prospettiva: il governo ha preferito concentrarsi su ambiti dove il rischio di contenzioso è minore.

Le quattro Regioni coinvolte — Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria — sono tutte amministrate da presidenti di centrodestra e avevano avviato da tempo il negoziato con l'esecutivo. Il testo approvato in Consiglio dei ministri rappresenta il punto di arrivo di una trattativa durata mesi, durante la quale si è cercato di bilanciare le richieste regionali con i vincoli posti dalla Consulta.

Ora la palla passa al Parlamento. Sarà lì che si misurerà la reale capacità del governo di tradurre in legge un progetto politico ambizioso, ma ancora incompleto. L'attenzione resta alta, perché dalle decisioni di Camera e Senato dipenderà non solo l'assetto dei rapporti tra Stato e Regioni, ma anche l'equilibrio complessivo del sistema istituzionale italiano.

2Visualizzazioni

Autore

Cronista di politica

Elena Ferraro — cronista di politica, Filo Civico.