Giuseppe Conte ha scelto Milano per lanciare le linee guida del Movimento 5 Stelle in vista delle politiche del 2027. Al World Join Center si è aperta la due giorni «Nova - Parola all'Italia», conclusa oggi, durante la quale i pentastellati hanno votato le venti proposte destinate a costruire il programma elettorale. Un appuntamento che, secondo il leader, segna un passaggio centrale nel percorso di costruzione del cosiddetto Campo largo.
Salito sul palco alle 17.30, l'ex presidente del Consiglio ha esordito con un riferimento al clima politico della giornata prima di entrare nel merito delle proposte. «Dobbiamo costruire percorsi di pace, con la guerra non andiamo da nessuna parte. No a un'economia di guerra, no al riarmo», ha detto, in un passaggio letto come un avviso diretto al Partito Democratico. Conte ha poi rivendicato il ruolo del Movimento durante la pandemia, ricordando i «cantieri di speranza» aperti nel momento più difficile per il Paese, e ha spostato l'attenzione sull'economia: «Il motore si è spento, ma abbiamo proposte per piccole e medie imprese e per le partite iva».
Il leader pentastellato ha indicato nella giustizia sociale il cuore del programma e ha delineato il compito del prossimo esecutivo: «Dovrà abrogare le norme di quello attuale a partire dalla giustizia e quelle contro il dissenso». Sullo stop all'invio di armi in Ucraina ha aggiunto che «tutta la popolazione europea ci appoggerà» e che l'Italia, se sarà capofila in Europa, potrà essere «contagiosa». Quanto alla scelta di Milano, ha spiegato che si trattava di una promessa fatta all'inizio del percorso, perché «qui siamo nella capitale economica dell'Italia».
Tra le venti proposte votate, la diciottesima prevede l'istituzione di un ministero delle politiche migratorie e dell'integrazione. I punti cardine indicati sono il superamento della legge Bossi-Fossi e del modello Albania, con l'introduzione dello ius scholae. Sul palco si sono alternati anche i governatori Alessandra Todde, dalla Sardegna, e Roberto Fico, dalla Campania. Momento di forte impatto emotivo è stato l'abbraccio a Alessandro Di Battista, accompagnato dall'applauso della platea: «Siamo con te Ale. Torna con noi, abbiamo tante battaglie da fare insieme».
Prima dell'intervento di Conte, alle 16, era stata la volta di Francesca Albanese. La relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori occupati palestinesi ha attaccato il decreto legge sull'antisemitismo definendolo «un'infamia»: «Non solo non protegge gli ebrei, ma anzi li assimila a Israele e alle sue politiche. Perché la critica a uno Stato deve essere ridotta ad antisemitismo? Sarò la prima a sfidare questo ddl». Il suo intervento, molto applaudito, ha alimentato le indiscrezioni su un possibile seggio offerto ad Albanese, eventualmente strappato agli alleati di Avs, con la piattaforma di Nova come trampolino.
In serata, alle 19, sono intervenuti Tomaso Montanari e Ginevra Bompiani, con un messaggio centrato sul rifiuto del riarmo. «Che cos'è questo aiuto all'Ucraina? Quando si dice che noi la vogliamo aiutare, vogliamo aiutare gli ucraini o Zelensky? La pace si fa solo seguendo le ragioni di Putin che chiede alla Nato di non stritolarlo», ha detto Bompiani. Montanari, in collegamento con alle spalle il manifesto di Raffaella Carrà «Siempre voto comunista», ha sostenuto che «Putin oggi viene presentato come il nemico, mentre pochi anni fa era nostro amico» e che «mandare le armi a Kiev porta a un massacro senza fine». Citando don Milani e l'articolo 11 della Costituzione, ha osservato che anche la Grande Guerra e i conflitti del Risorgimento sarebbero considerati ingiusti, segno di un cambiamento di mentalità. Nel dibattito è stato evocato anche il caso della giovane dem Virginia Libero.
La prima giornata di Nova si è chiusa con le linee guida che, secondo i promotori, dovranno orientare il Movimento e il Campo largo nei prossimi mesi. Resta da capire come le venti proposte verranno tradotte in un programma unitario e quali interlocutori politici raccoglieranno l'apertura di Conte.
