La riforma elettorale approda in Senato e il centrodestra si muove su due fronti: da un lato la discussione sugli emendamenti al testo, dall'altro la tentazione di accorpare le prossime elezioni politiche con le amministrative. Secondo quanto emerge dagli ambienti della maggioranza, cresce l'ipotesi di chiamare gli elettori alle urne domenica 11 aprile 2027, quando si voterà anche per i sindaci di Roma, Milano, Torino, Napoli e delle altre grandi città. L'idea, sostenuta da esponenti del partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si basa sulla convinzione che chi voterà per il centrodestra alle politiche possa esprimere lo stesso orientamento anche per i candidati sindaci.

Sul tavolo del Senato ci sono 697 proposte di modifica, di cui 659 presentate dalle opposizioni. Tra quelle della maggioranza spicca l'emendamento firmato a titolo personale da Marcello Pera, senatore di Fratelli d'Italia ed ex presidente del Senato. La sua proposta prevede un premio di governabilità al primo turno se una coalizione supera il 48% dei voti in entrambe le Camere, oppure se la prima lista arriva almeno al 42% e la seconda si ferma sotto il 38%. Se entrambe superano il 38% ma nessuna raggiunge il 48%, si andrebbe al ballottaggio senza possibilità di nuovi apparentamenti. Se nessuna di queste condizioni si verifica, i seggi verrebbero ripartiti proporzionalmente. Il tetto massimo di parlamentari assegnabili alla coalizione vincente è fissato a 220 deputati e 113 senatori, esclusi gli eletti all'estero.

La sorpresa principale è la rinuncia di Forza Italia a presentare un proprio emendamento per introdurre i ballottaggi, nonostante il tema fosse stato discusso nel vertice tra alleati tenutosi lunedì a casa della premier. Gli ambienti azzurri spiegano che la scelta non è un ripensamento: Pera aveva già pronto il suo testo e aggiungerne un secondo avrebbe creato confusione. Inoltre, la Lega è contraria al ballottaggio e Forza Italia non intende guidare da sola una battaglia che rischia di spaccare il centrodestra. L'atteggiamento del partito resta quindi «assolutamente laico», pronto a valutare la proposta dell'ex presidente del Senato ma non a farsi promotore di una modifica divisiva.

La proposta di Pera è stata depositata direttamente per il dibattito in aula, evitando il passaggio in commissione Affari Costituzionali e rimandando l'espressione di un parere da parte del governo. «A oggi non c'è una decisione presa. Vedremo, ci rifletteremo», ha detto il presidente della commissione Andrea De Priamo, anch'egli di Fratelli d'Italia. All'interno del partito della premier, del resto, c'è chi teme che il ballottaggio possa favorire Roberto Vannacci: il generale, candidato fuori dalla coalizione, potrebbe raccogliere al primo turno i voti di chi non vuole sprecare la propria preferenza, per poi convergere su Fratelli d'Italia o Lega al secondo turno.

Le opposizioni si oppongono ai ballottaggi. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein sostiene che renderebbero la legge «ancor più incostituzionale», nonostante i ballottaggi facciano parte delle proposte storiche del suo partito. I Cinque Stelle, invece, puntano il dito sulla questione di genere: «La maggioranza vuole tagliare fuori le donne dal Parlamento», dicono, riferendosi alla norma che obbliga i partiti ad alternare uomini e donne in lista ma non impedisce di mettere capilista uomini in tutti i collegi plurinominali. La speranza delle opposizioni è di provocare un'altra «rivolta delle donne», come quella che a metà luglio alla Camera, in una votazione a scrutinio segreto, ha affossato la norma che avrebbe reintrodotto le preferenze senza tenere conto dell'alternanza di genere.

La discussione in aula è fissata per il 9 settembre e nessuno ritiene che la commissione possa esaminare tutti gli emendamenti entro quella data. Tra i nodi da sciogliere c'è anche la norma anti-cespugli, introdotta alla Camera da un emendamento di Forza Italia, che esclude dal calcolo del risultato nazionale i voti dei partiti sotto il 3% che non siano il «miglior perdente» della coalizione. Alcune proposte chiedono di abbassare quella soglia, mentre Fratelli d'Italia vorrebbe portarla al 2%. Un tema che riguarda soprattutto la sinistra, dove più liste rischiano di finire sotto quella percentuale.

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Redattore economia

Marco Bellini — redattore economia, Filo Civico.