L'assemblea nazionale del Partito democratico, riunita al centro congressi della Nuvola dell'Eur a Roma sotto il titolo «Unità - Per cambiare l'Italia», è chiamata a prorogare il mandato della segretaria Elly Schlein. L'obiettivo è evitare che il congresso del partito si sovrapponga alla campagna elettorale per le politiche del prossimo anno, quando il mandato della segretaria scadrebbe a marzo 2027, appena prima del voto.
Ad aprire i lavori è stato il presidente del partito, Stefano Bonaccini, che ha annunciato che prima dell'intervento di Schlein sul palco saliranno rappresentanti di studenti, autotrasportatori e agricoltori alle prese con le difficoltà del caro vita. La modifica riguarda l'articolo 8 dello Statuto e consentirebbe alla segretaria di guidare il partito almeno fino alle elezioni politiche. Un passaggio che appare scontato alla luce dei numeri interni.
Alle primarie del 2023 Schlein aveva ottenuto 333 delegati, Bonaccini 267 e Gianni Cuperlo 20. Da allora i rapporti di forza si sono rimescolati: il vantaggio iniziale della segretaria è diventato un dominio dentro il parlamentino dem. Bonaccini, che era a capo della minoranza interna, ha adottato un approccio sempre più collaborativo con la segretaria, sua vicepresidente ai tempi della giunta in Emilia Romagna. Anche Cuperlo, candidato della sinistra ortodossa alle primarie, è confluito nel correntone della maggioranza di Montepulciano.
La proroga serve a consentire a Schlein di partecipare alle primarie, prima, ed eventualmente di sfidare Giorgia Meloni da leader della coalizione. Nessun segretario prima di lei era arrivato a completare un mandato intero, e il Pd si troverebbe altrimenti senza guida in piena corsa elettorale.
Il confronto più delicato riguarda il comma 3 dell'articolo 8, che assegna al solo segretario il ruolo di candidato alle primarie di coalizione e alla guida del governo. I riformisti hanno chiesto una seconda candidatura e un doppio turno alle primarie, ipotesi che avrebbe permesso a un secondo candidato — era circolato il nome di Giorgio Gori — di correre al primo turno per convergere al secondo sulla candidatura della segretaria, allargando il consenso ai moderati.
Ieri l'area riformista ha tenuto una riunione dalla quale è emersa la volontà di non andare allo scontro in assemblea, a condizione che ci sia un percorso di confronto e che la maggioranza non proceda per forzature. In caso contrario, i riformisti faranno sentire la loro voce. Secondo quanto si apprende, interlocuzioni sono in corso e l'ipotesi è arrivare a una gestione ordinata dei lavori.
I riformisti interverranno comunque per tenere alti i temi dell'Ucraina e dell'Europa, in chiave di sostegno a Kiev anche con la fornitura di armi e di maggiore integrazione politica dell'Unione europea. Se si parla di «Unità», è il ragionamento della minoranza interna, si cominci dall'assemblea.
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