Il centrodestra arriva all'appuntamento sulla legge elettorale con una posizione compatta sulle preferenze, ma il nodo del ballottaggio resta ancora da sciogliere. Alla fine è uno solo l'emendamento sul secondo turno, presentato dal senatore di Fratelli d'Italia Marcello Pera e depositato direttamente per l'Aula, dove la riforma approderà il 9 settembre per essere poi votata il 15. Una scelta legata anche alla necessità di dare più tempo agli alleati per decidere il da farsi, evitando che il governo sia costretto a esprimere il proprio parere già in commissione.
Forza Italia ha invece fatto marcia indietro e non presenterà emendamenti autonomi, lasciando aperta la porta a un confronto nel merito con gli alleati. «Su una materia così delicata e strategica è necessario privilegiare il dialogo, la coesione della coalizione e la ricerca di soluzioni condivise», spiega la capogruppo Stefania Craxi. È noto che la Lega è contraria al secondo turno, linea ribadita anche nell'ultimo confronto tra leader, ma gli azzurri non chiudono definitivamente la porta e si dicono disponibili «a valutare nell'iter parlamentare ogni proposta utile a rafforzare la rappresentatività, la stabilità e la governabilità, nel pieno rispetto della volontà espressa dagli elettori».
Sul fronte delle preferenze, la maggioranza si presenta unita e mantiene fede all'intesa raggiunta prima della pausa estiva. Tutti i partiti del centrodestra sottoscrivono e presentano al Senato un testo che ricalca quello bocciato con voto segreto alla Camera, dove era stato firmato solo da FdI e Noi moderati. Restano i capilista bloccati, senza obbligo di alternanza di genere, mentre la parità viene prevista per le tre preferenze esprimibili. Su questo punto potrebbe riaprirsi una riflessione, alla luce dei malumori delle parlamentari donne. Per FdI, viene spiegato, non si tratta di una battaglia da portare avanti a tutti i costi: si valuteranno ancora i pro e i contro, sia tecnici sia politici, con il rischio di spaccare la coalizione. La questione non viene scartata a priori, ma non è escluso che l'emendamento possa essere ritirato al momento opportuno.
In tutto sono tre gli emendamenti unitari del centrodestra. Oltre alle preferenze, c'è una norma tecnica che interviene nel caso in cui alla coalizione o alla lista cui è stato attribuito il premio di governabilità risultino assegnati più di 113 seggi al Senato. Il terzo testo ridefinisce i collegi di Bolzano, Merano e Bressanone. Nessun emendamento unitario, ma solo proposte singole, sulla cosiddetta norma «anti-cespugli», introdotta da un emendamento approvato alla Camera a firma Forza Italia. Le proposte prevedono l'abolizione dell'articolo con il ritorno all'esclusione dal calcolo per la cifra elettorale nazionale dei soli voti dei partiti sotto l'1%, mentre un testo a firma FdI chiede di abbassare la soglia di esclusione dal 3 al 2%.
A meno di dieci giorni dall'avvio dell'esame in Aula resta quindi da sciogliere il nodo del ballottaggio. Permangono perplessità anche all'interno del partito di maggioranza relativa e la premier avrebbe dato il via libera alla presentazione dell'emendamento senza farne un tema dirimente. «C'è attenzione ma non c'è a oggi una decisione presa. Vedremo, ci rifletteremo», spiega il presidente della commissione Andrea De Priamo di FdI. Il testo prevede che il ballottaggio scatti se nessun partito o coalizione ottiene almeno il 48% dei voti in entrambe le Camere, purché le prime due coalizioni siano entrambe sopra il 38%. Se invece a incassare il 38% è una sola coalizione in entrambi i rami del Parlamento e la seconda non supera la soglia, il premio di maggioranza viene attribuito direttamente al primo turno alla coalizione più votata, a condizione che abbia ottenuto più del 42% in entrambe le Camere.
Durissima la reazione delle opposizioni. «Hanno deciso di fare una mossa disperata che renderebbe questa pessima legge ancor più incostituzionale. È vergognoso questo atteggiamento. Con le altre opposizioni faremo muro», preannuncia la segretaria del Pd Elly Schlein. Tra gli emendamenti unitari delle opposizioni ci sono «preferenze vere», stop all'indicazione del candidato premier, no alle liste bloccate, parità di genere e innalzamento al 45% della soglia per il premio. E se il centrodestra con il ballottaggio punta a «disinnescare» il peso di Vannacci, Futuro Nazionale avverte: «I voti non appartengono ai partiti e non sono pacchi da trasferire da una coalizione all'altra».
